compiti universitari scritti a mano in italiano da paura…

Ho ritrovato un vecchio articolo del fatto, che parla degli studi di genere all’università e dell’intenzione dell’università della Calabria di chiudere quel corso. Interessante quanto la docente, a rischio di perdita della cattedra, scrive per promuovere il suo lavoro:

Perché vogliono chiudere il corso in cui insegna?
Ho saputo in questi giorni che la decisione di cancellare il corso è stata presa due anni fa mentre ero all’estero per ricerca. Si sono dimenticati di informarmi, neanche una telefonata o una mail. Alla base della decisione c’è un decreto ministeriale che chiede di sfoltire i corsi superflui, il che avviene con le solite logiche accademiche per cui trionfano gli interessi degli ordinari e delle persone a loro vicine. E inoltre c’è una svalutazione tutta italiana del lavoro delle donne: ho passato anni a correggere compiti di centinaia di studentesse, scritti a mano perché non avevano i computer, in un italiano da paura.

Ripeto la frase, frase che mi aveva fatto sobbalzare sulla sedia

ho passato anni a correggere compiti di centinaia di studentesse, scritti a mano perché non avevano i computer, in un italiano da paura.

Qui non c’è una svalutazione del lavoro femminile, qui si sta denunciando a chiare lettere che la scuola non funziona e serve solo a sfornare disoccupati. Uno che parla (e scrive) in un italiano da paura quante possibilità ha di essere assunto da qualche parte che non sia a fare da lavainsalata o da operatore di call center? Che possibilità avrebbe, senza accozzi, di trovare qualche lavoro da diplomato? Pochissime. Lavori da laureato? Siamo onesti una volta tanto…
Prima di lagnarsi per la disoccupazione, quasi certa, di quelle studentesse e tirar fuori la discriminazione di sesso forse sarebbe il caso di vedere se le predette son capaci di leggere e scrivere in italiano correggiuto.

Hai voglia di piangere che le aziende snobbano le università e i loro laureati quando questi no essere bravi a italiano, xkè se saprebbiro itagliano allora sarebbiro presi. 

La questione non è se sono laureate o meno o se sono donne o meno o se le aziende e i privati capiscono l’importanza degli studi di genere, la questione è che le allieve, all’università, scrivono a mano in italiano da paura. E questo, lo scrivere in italiano da paura, giustifica ampiamente la destinazione del CV verso il cestino della carta straccia.

Alla fine la verità negatissima dalle università ovvero che arrivano capre dalle superiori e che per tenere aperta la baracca occorre farle uscire, capre come erano entrate, salta lo stesso fuori.
E il mondo del lavoro chissà perché ha qualche pregiudizio sull’assunzione di capre se ciò non porta a vantaggi tangibili (leggasi commesse e/o incentivi).

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2 pensieri su “compiti universitari scritti a mano in italiano da paura…

  1. Subito io avevo capito il contrario: scrivere “da paura” per indicare la grande capacità di scrittura, tanta da spaventare. Anche il discorso della professoressa in questione avrebbe avuto un altro senso, ancora piú da paura!

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