Il pensiero libertario sulle vignette danesi

Riposto un articolo scritto nel 2006, dopo la vicenda delle vignette danesi, perché ritengo che sia ancora attuale e perché mostra un pericolo per la libertà più subdolo delle pallottole dei kalashnikov, il cercare di contrabbandare la censura per contrasto al “hate speech” coprendo, come al solito, con una mano di vernice moralisticheggiante, interessi che di morale hanno poco.

Le prime cose che mi sono venute in mente leggendo l’articolo sottostante sono i dibattiti sul ddl scalfarotto e le chiassate piazzate dalla Boldrini con la frase: “offende tutte le donne”.

Grazie a Raphael per la segnalazione.

Fonte: http://www.movimentolibertario.com/2015/01/il-pensiero-libertario-sulle-vignette-danesi-una-rilettura-utile/

di WALTER BLOCK*
(del 21 febbraio 2006)

In questo periodo sono molti i punti di vista riguardo alle vignette che raffigurano il profeta Maometto, apparse dapprima in Danimarca e poi ristampate ovunque.

Dal punto di vista libertario, in queste caricature non si può ravvisare frode, uso della forza o minaccia proditoria di violenza; dunque nessuna sanzione fisica dovrebbe essere applicata ai vignettisti o a coloro che ristampano i loro lavori. Ciò non significa che questi prodotti artistici fossero belli, morali, appropriati o rispettosi; non lo erano. Hanno ferito la sensibilità di un gran numero di persone, musulmani e non musulmani. Ma, a condizione che i diritti di proprietà privata e di libertà prevalgano, tali iniziative dovrebbero essere legali.

Secondo la posizione islamica (radicale), mostrare l’immagine di Maometto costituisce di per sé un atto di blasfemia e dovrebbe essere punito, presumibilmente con la decapitazione. (…)

L’opinione pubblica occidentale prevalente si divide in due categorie. Da un lato vi sono coloro che si profondono in scuse per queste vignette e suggeriscono di non ristamparle, affermando che questo fomenterebbe ulteriormente le passioni. Costoro prestano un omaggio solo formale al principio della libertà di stampa, dopodichè sostengono che debba andare di pari passo con i “controlli” o “la responsabilità.” Anche questo punto di vista è incompatibile con il libertarismo; la libertà di stampa, la possibilità di scrivere qualunque cosa si voglia (tranne le minacce) fanno parte di un pacchetto di diritti di proprietà privata. Se questa deve essere “temperata” con l’obbligo di non danneggiare la sensibilità di chicchessia, ovvero deve essere “moderata,” allora non si tratta di libertà a nessun titolo. Si tratta piuttosto di selvaggia political correctness.

Ovvero essere liberi di scrivere solo cose gradite al potere o a chiunque abbia la possibilità (o possa prendersela) di gonfiarci di botte se le cose scritte non gli garbano. Libertà di stampa stile germania nazista, URSS, italia fascista… Anche gli schiavi erano liberi di fare tutto quello che voleva il padrone

(…)Ma prima di dichiarare guerra alle nazioni arabe e islamiche, prendiamoci una pausa e facciamo un respiro profondo. Non sono forse costoro fautori ipocriti della libertà di stampa? Se è così, se sono essi stessi colpevoli dei crimini di cui accusano i musulmani, non possono ingaggiare alcuna guerra con le mani pulite. Si può ragionevolmente ipotizzare che il loro appoggio alla libertà di stampa sia selettivo, e dipenda da chi sia la vittima.

Naturalmente, questi paladini della libertà di stampa respingerebbero duramente una tale accusa. Hanno addirittura tollerato The Pissy Christ (un crocefisso in un bicchiere di urina) e anche “La vergine Maria ricoperta di feci” senza invocare o perpetrare violenza. (non dubitate: il problema in quei casi non era se gli autori dovessero essere imprigionati; piuttosto, l’oggetto del contendere era se costoro avrebbero dovuto ricevere le sovvenzioni governative all’arte).

E spesso gli stessi che plaudono a The Pissy Christ son gli stessi che si fanno paladini della sensibilità degli islamici, come dire il solito: i nemici dei miei nemici…

Tuttavia, esiste una pletora di casi in cui tutto questo non vale. Per esempio, immaginiamo che vengano pubblicati fumetti che non descrivono Maometto in una luce poco lusinghiera, ma neri con i labbroni che danzano strisciando i piedi o ballano il tip-tap, ebrei dai nasi adunchi che maneggiano sacchi di denaro, oppure orde di orientali con la didascalia “minaccia gialla”. Una cosa è certa: nella maggior parte dei Paesi occidentali simili caricature sarebbero giudicate “hate speech” e i loro autori sarebbero spediti dritto e filato in prigione. Lo stesso vale per l’uso di parole come “nigger”, “kike”, “spic”, “chink”, “wop”, “greaser,” “cunt,” quando usati allo scopo di denigrare gruppi di persone favoriti. (“honky” non avrebbe probabilmente lo stesso destino). E che dire della negazione dell’Olocausto? In molte nazioni “progressiste”, negare questo evento storico, o fare umorismo su di esso, è reato. David Irving ora langue in una prigione austriaca per aver applicato la sua libertà di parola a questo argomento. Un gruppo islamico in Olanda ha pubblicato un fumetto della con Anna Frank e Hitler che vanno a letto, ma se non fosse per i disordini in corso, probabilmente avrebbe rischiato l’incarceramento.

Imho il reato di negazionismo è una stronzata con i controfiocchi. Non puoi in nessun modo vietare ad uno di pensare che hitler era più puro della madonna o che tutto, compresa la pasta scotta, sia dovuto al gombloddo islamocristiansionista dei buddha krishna confuciani per lo shintoismo ateo mondiale. L’unico paletto è che la diffusione di tali idee metta “realmente” a rischio la vita, la proprietà o gli altri diritti delle persone.

Un’obiezione è stata mossa da Kathleen Parker, che ravvisa qui un’asimmetria. Dice: “I nazisti erano fautori ufficialmente incaricati di ordini sociali immorali, che usavano le caricature per degradare e deumanizzare ulteriormente minoranze che infine hanno sterminato. Non esiste equivalenza fra l’omicidio organizzato in nome di un sistema sociale maligno e una mezza dozzina di artisti di terza categoria che parlano soltanto per se stessi, satireggiando una setta religiosa fanatica…”.

Imho la signora Parker sta facendo da sommelier di merda, le assaggia tutte per trovare la più fragrante.

Ma David Irving non è un nazista. Non ha assassinato nessuno. Si è soltanto avvalso della libertà di stampa o della libertà di parola. (…). Ma è ancora un errore logico sostenere che tutti coloro che adottano le loro insegne, che hanno le stesse manie, che marciano al passo dell’oca, ecc., sono ugualmente colpevoli; persino che sono colpevoli di un qualsivoglia crimine. Per i libertari, proprio come nel caso della prostituzione, della pornografia, delle droghe pesanti, queste non sono certo cose piacevoli; ma sono crimini senza vittime e non dovrebbero essere punite dalla legge o con sanzioni extra-legali.

La sigorina Parker sta dicendo in effetti che dovrebbe essere legale insultare i musulmani raffigurando le fattezze di Maometto, ma non urtare la sensibilità degli occidentali adottando comportamenti che facciano infuriare questi ultimi. Nella visione libertaria, entrambi gli atti sono illegittimi, ma dovrebbero essere legali. Cioè non punibili dalla legge. Si può ben comprendere l’accusa musulmana di ipocrisia.

(…)

Se comprendessimo meglio la sensibilità musulmana, capiremmo che stiamo facendo loro esattamente ciò che i negazionisti e coloro che usano gli epiteti razziali e sessuali fanno ai sostenitori del politically correct.

*Il dott. Block è professore di economia alla Loyola University di New Orleans. Attualmente è lo Steven Berger Visiting Professor al Ludwig von Mises Institute. È autore di Difendere l’indifendibile.

(Traduzione di Giorgio Bianco) – TRATTO DA LIBRERIA DEL PONTE

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