La rabbia e l’orgoglio

Avevo letto il libro della Fallaci, quello pubblicato dopo gli attacchi dell’11 settembre e, al momento, l’avevo condiviso. Non diceva che tutti gli islamici fossero rozzi terroristi puzzolenti, come invece la vulgata fintobuonista di quelli che sputano nel piatto cui si mangia, ha iniziato subito ad affermare, parlava di un occidente che, soffocato dai sensi di colpa alcuni reali altri indotti, aveva abdicato a se stesso ed alla sua storia. Storia piena sì di tremende cazzate ma anche piena di lumi, come d’altra parte la storia di qualsiasi popolo(1).  Al Kwarizmi,  Avicenna ed Averroe sono stati grandi del pensiero, nessuno lo nega, ma parimenti è stupido negare o ignorare che per i loro lavori si son basati su lavori di filosofi e scienziati greci e latini precedenti come Diofanto di Alessandria, Aristotele, e che le loro opere poi sono state ulteriormente sviluppate dall’occidente e da altri pensatori occidentali come Fibonacci e Tommaso D’Acquino.

Sensi di colpa che invece di rendere le persone orgogliose di quello che si è riusciti a compiere, uno su tutte l’andare sulla luna, il debellare gravi malattie che affliggevano il passato o la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ci si vergogna dei risultati e si esalta la vita dei pastori nomadi. Gente che, siccome l’occidente non è perfetto, allora qualsiasi altro sistema è meglio e quindi è giusto esaltarlo come migliore(2). Gente che però se ne guarda bene dal prendere armi e bagagli per andare nei paesi dove alla donna non viene imposta la minigonna o raccogliendo la frutta della foresta si campa 100 anni.(3)

Era questo l’orgoglio, l’orgoglio di un occidente che, pagando tragici prezzi di sangue in guerre(4), scontri fra fazioni, lampi di luce e ritorno all’oscurità, ha posto al centro l’uomo e i suoi diritti naturali(5), e la rabbia, rabbia verso un occidente che ha rinnegato quanto di buono fatto e, sputando nel proprio piatto si avvia all’autodistruzione.

(1) Misurare gli eventi del passato con il metro di oggi e senza tener conto degli eventi coevi è stupido ed autolesionista. Il sacco di Gerusalemme da parte dei Crociati può far gridare alla barbarie ed essere condannato con il metro morale di oggi. Però parlare solo di quello come se fosse un caso unico ed omettere casi analoghi capitati sia in periodi immediatamente successivi che in periodi immediatamente precedenti.

(2) Ricordo una discussione in facoltà avvenuta dopo l’undici settembre con una collega, di forti simpatie verso la sinistra anticontroboicottara, che riteneva il burqa un segno del rispetto verso la donna e il non considerarla come bambola sessuale. Le afghane stavano meglio perché non tormentate dall’obbligo della minigonna(?) e della bellezza a tutti i costi (??). Discussione troncata da un collega immediatamente con una sola domanda: “ma perché vieni in facoltà in pantaloni e non in burqa?” Se ne andò dandoci dei razzisti e dei maschilisti misogini.

(3) Tanto per dirne un altra: il segretario del partito animalista, che sputa veleno sulla ricerca e sulla SA quando è finito in ospedale è stato curato con farmaci sperimentati su animali. O il boss di una grande casa produttrice di prodotti omeopatici che si è curato con il cortisone vero e non con rimedi omeopatici. Coerenti non c’è che dire.

(4) Non esistono guerre di religione, esistono invece guerre cui la religione (o culti pseudoreligiosi come quello dell’arianicità nel caso dei nazisti) vengono presi come pretesto per giustificare la guerra. Morire per Cristo suona meglio di morire per dare un feudo al cadetto del duca Testadicavolo.

(5) Una cosa che molti ignorano è che esiste la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e, visto che alcuni paesi non vi si riconoscevano completamente, venne creata anche al dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo. Le principali differenze fra le due sono, nella seconda, la preminenza della legge islamica rispetto alla legge civile del paese cui l’individuo si trova. La differenza maggiore è comunque riguardo alla libertà di pensiero e di espressione.

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

mentre nella Dichiarazione islamica (versione del 1990 emanata a Il Cairo) troviamo:

Art. 10
L’Islam è una religione intrinsicamente connaturata all’essere umano. E’ proibito esercitare qualsiasi forma di violenza sull’uomo o di sfruttare la sua povertà o ignoranza al fine di convertirlo a un’altra religione o all’ateismo.

Articolo 22
a) Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione in un modo che non contravvenga ai principi della Shari’ah.
b) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propagandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme della Shari’ah Islamica.
c) L’informazione è una necessità vitale per la società. Essa non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la sanità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali e etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede.
d) Non è consentitto suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale.

Interessante anche la conclusione delle due dichiarazioni.

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

Articolo 29
a) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
b) Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
c) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Dichiarazione islamica

Articolo 24
Tutti i diritti e le libertà enunciate nelle presente Dichiarazione sono soggette alla Shari’ah Islamica.

Articolo 25
La Shari’ah Islamica è la sola fonte di riferimento per l’interpretazione di qualsiasi articolo della presente Dichiarazione.

 

8 pensieri su “La rabbia e l’orgoglio

  1. Vedo che l’argomento rapporto fra Islam e Occidente t’interessa molto, perciò mi permetto di consigliarti un libro che ho trovato illuminante, “Un destino parallelo” di Tamim Ansary, giornalista afghano-americano. Il libro, nelle sue parole, è una storia dell’Islam che si pone nella prospettiva di raccontare “quello che i musulmani pensano sia accaduto”.

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    • Grazie della segnalazione, vedrò di procurarmelo. In realtà la storia mi ha sempre appassionato anche se, studiandola, bisogna tener conto del fatto che spesso viene scritta dai vincitori e che l’interpretazione dei fatti storici spesso viene “forzata” dall’ideologia dell’autore del testo.

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  2. Ho notato che l’argomento del rapporto fra Islam e Occidente ti interessa parecchio, peciò mi permetto di consigliarti un libro che ho trovato illuminante, “Un destino parallelo” di Tamim Ansary, giornalista afghano-americano.
    L’autore si propone di scrivere una storia dell’Islam dalla prospettiva di “ciò che i musulmani pensano sia accaduto”, e partendo da questo ricostruisce il cammino storico della civiltà islamica, da Maometto ai giorni nostri.
    Ti lascio una citazione (dalla voce di Wikiquote dell’autore): “L’islam è una religione, come tutte le altre, con una serie di idee e di pratiche relative alla morale, all’etica, a Dio, al cosmo e alla morte. Ma allo stesso tempo potrebbe essere inserito in una classe completamente diversa, che include il comunismo, la democrazia parlamentare, il fascismo e così via, poiché l’islam è anche un progetto sociale, un’idea di come dovrebbe essere gestita la politica e l’economia, con un sistema legale, civile e penale tutto suo.
    Ma l’islam può anche essere inserito all’interno di un’altra classe ancora, che include la civiltà cinese, indiana, occidentale e così via, perché esiste un intero universo di manufatti culturali […] che può essere definito propriamente islamico.
    O l’islam può essere visto come una storia mondiale parallela a tutte le altre, le quali si contaminano reciprocamente. Visto in questa luce, l’islam è una vasta narrazione che si dipana lungo i secoli, ancorata alla nascita di quella prima comunità alla Mecca e a Medina quattordici secoli fa.”

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