Cani randagi, il business delle trasferte.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/14/cani-randagi-business-delle-trasferte-i-comuni-sborsano-decine-migliaia-euro/1154759/

Cani randagi, il business delle trasferte. I Comuni pagano decine di migliaia di euro

Al Sud, soprattutto in Sicilia, i canili sono sovraffollati e gli animali vengono trasferiti nelle città del Nord attraverso “staffettisti”. Spesso, denunciano le associazioni, in condizioni di grande sofferenza per gli animali. I Comuni pagano da 100 a 400 euro per ogni animale.

ani spediti al nord o all’estero per liberare le strade dai randagi o svuotare canili sovraffollati. È la politica attuata da molti Comuni del Sud, che stringono sempre più spesso accordi con associazioni o privati per trasferire gli animali in zone in cui avrebbero maggiori possibilità di essere adottati. Una strategia che però sposta il problema anziché risolverlo e solleva interrogativi sia sulle condizioni di trasporto sia sulle reali destinazioni dei cani. Affidati a «staffette» che si incaricano del trasporto, alcuni animali trovano casa, altri finiscono in rifugi di diverse regioni o in località sconosciute.

Quella di «staffettista» è ormai diventata una professione. Una decina di soggetti percorrono la penisola in lungo e in largo ogni settimana, indicando su Facebook tappe, date e orari degli spostamenti previsti. I viaggi non sempre rispettano le disposizioni per il trasporto di animali e i camion a norma sono rari. I cani rimangono a bordo anche per più di 24 ore. Accade per tragitti internazionali, come quello tra la Sicilia e il nord della Francia, ma anche su distanze minori, nel caso di contrattempi che, secondo le testimonianze di vari adottanti, avvengono di frequente.

Giova ricordare tutte le proteste fatte dagli animalisti contro i trasferimenti di animali verso i mattatoi, ma, a quanto pare una mucca da carne o un maialehanno più diritti di un randagio

Quando a pagare sono le associazioni o gli adottanti, i prezzi dei viaggi vanno dai 30 euro per un cucciolo agli oltre 100 euro per un cane adulto di grossa taglia. E lo staffettista viene remunerato spesso in nero. “Io pagavo sempre in anticipo, inizialmente sul conto Postepay del marito di Chiara, poi sul conto corrente della sua associazione, con causale ‘donazione’”, precisa Marina Catalano.

Ma a volte quei viaggi sono già pagati in partenza dai comuni, disposti a versare somme ancora maggiori. Ragusa, Scicli, Modica, Ispica e Vittoria, per citare solo qualche esempio, pagano tra i 100 e i 400 euro per ogni cane spostato altrove. Il fenomeno si sta diffondendo particolarmente in Sicilia, dove il randagismo è ancora una piaga e dove i vigili non intervengono nemmeno, quando ricevono segnalazioni di animali vaganti, dato che nei canili non ci sono posti liberi. (…)

Cosa che capita puntualmente quando le leggi vengono scritte con le migliori intenzioni e poi l’applicazione latita. Ma a qualsiasi tentativo di riformare la legge (o imporne con le buone o le cattive il rispetto) si scontra con le proteste interessate di chi campa della zona grigia.

Dal 1991, la legge quadro 281 ha vietato la soppressione dei cani, ha imposto ai comuni di finanziare il mantenimento dei randagi nei canili e ha promosso la sterilizzazione delle femmine. Una politica che, se correttamente applicata, avrebbe portato in questi 23 anni all’estinzione dei meticci “indesiderati”, considerato che i cani non vivono più di 20 anni. Non è andata affatto così, soprattutto nelle regioni in cui la prospettiva delle sterilizzazioni è stata disattesa. I costi per i comuni sono esplosi (centinaia di migliaia di euro l’anno nelle città) e le mafie si sono interessate a questo business.

La legge del 1991 prevede le sterilizzazioni. Dove non è stata applicata, specie al Sud, i costi per la gestione del randagismo sono esplosi
In Sicilia si è innescato un circolo vizioso: si rincorre costantemente l’emergenza (anche perché numerosi sono gli episodi di violenza e le soppressioni sommarie di animali da parte di criminali o di cittadini esasperati dal randagismo), quindi non si ha il tempo o la volontà di investire nelle sterilizzazioni, che darebbero frutti nel lungo periodo. Ma così il problema si perpetua. Accade che si spostino cucciolate anche senza assicurarsi che la madre sia stata sterilizzata prima della reimmissione sul territorio, lasciando fabbriche di cuccioli in circolazione. E, visti i business che le cucciolate generano, probabilmente non è un caso.

Scontato che la mafia vada come mosche al miele dove ci son soldi facili ed a basso rischio.

Al nord c’è praticamente il problema opposto. La popolazione canina è stata stabilizzata, i rifugi sono ancora pieni di cani anziani, ma i cuccioli sono una rarità e da qualche anno i box che pian piano si svuotano vengono riempiti con il salvataggio di cani spagnoli, rumeni o di altri paesi dove gli animali in soprannumero vengono soppressi. Oppure si cercano cani al sud.

Taaa Daaan… i sofficini

Ma i comuni italiani pagano la retta solo per gli animali ritrovati sul loro territorio. Ecco quindi perché alcuni rifugi del nord si procurerebbero cagnolini da altre regioni per poi inscenarne il ritrovamento in zona, come ci hanno detto a mezza voce vari animalisti. Il trucco funziona solo se gli animali sono sprovvisti di microchip, in violazione delle norme che prevedono che solo cani identificati e vaccinati possano viaggiare. Una sorte peggiore potrebbe toccare ai randagi diretti all’estero, dove non è vietato cederli ai laboratori per la vivisezione.

di Eri Garuti

Credo che il richiamo alla vivisezione sia un pararsi il fondoschiena per le polemiche che, tale articolo, causerà. La vivisezione è vietata in tutta Europa, la sperimentazione animale sui randagi pure salvo l’eccezione che serva proprio per studiare le patologie dei randagi, paesi che invece la ammettono perché dovrebbero importare animali dall’europa e dall’italia quando possono tranquillamente rivolgersi, con la connivenza se non il plauso delle autorità, ai randagi in loco? A me l’ultima frase è suonata come un “io non sono razzista ma…”

Che il corriere dei farlocchi si sia reso conto che dar corda a gattare antinitrogeno, paladini delle terapie chelanti contro le malvagie onde em, antivax e fan di stamina faccia perdere molti più lettori paganti di quanti ne faccia guadagnare?

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4 pensieri su “Cani randagi, il business delle trasferte.

  1. Ho accompagnato due o tre volte una amica nei suoi viaggi di consegna di cani randagi, da Roma al Piemonte. Devo dire che almeno lei ci mette dei suoi soldi, e che tutte le bestie sono dotate di regolare chip e certificati di vaccinazione. Fino a qualche anno fa faceva -sempre in auto o in furgone da lei noleggiato- anche “consegne” Roma-Colonia, e oltre.
    Giusto per la cronaca 🙂

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  2. Se davvero stessero tentando di disamorare i lettori sbroc del cazzo quotidiano, sarebbe una cosa ridicola e da incompetenti averlo fatto adesso, non cercando di farsi un pubblico di persone un cicinin meno malate mentali. Passino le agency affiliate a Casaleggio che moderano i commenti (i pubblicitari son quasi tutti apolitici o destrorsi), passino sexytravy e gomez che sono montanelliani, ma un Padellaro che lavorava ne L’Unità non lo sapeva di suo che questo tipo di “compagni” lo sono fin quando non c’è da sborsare un soldo?

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