scontro generazionale nella pubblica amministrazione

Premessa: come avevo già scritto nel blog di assistente42 ho girato per un bel po’ di pubbliche amministrazioni, scuola compresa, come precario, cococo, cocopro, contoterzista per body rentall e ho visto uno spaccato di funzionamento della pubblica amministrazione. Negli anni 70 e 80 la PA, come il parastato, è stata usata sia per fare clientelismo politico che per fare da ammortizzatore sociale. La scuola ad esempio era l’ideale per impiegare “part time” le donne e lasciar loro un bel po’ di tempo libero per le facende domestiche. A prova di ciò si può citare la legge Rumor del 1973 che ha creato le baby pensioni, con lo scopo di accelerare il ricambio di lavoratori nella PA e le varie “regolarizzazioni”, acquisizioni di cooperative(1) etc. etc. che si sono avute negli anni. Questi comportamenti generavano poco scandalo per due motivi: c’era un benessere abbastanza diffuso e c’era un tessuto industriale pronto ad assumere persone valide e pagarle meglio di quanto venivano pagati nella PA. Diciamo che valeva quasi ovunque(2) il patto scellerato: “stipendi bassi però sicurezza e inamovibilità dal posto di lavoro”.

Negli anni ’90 con le prime crisi dell’industria dovute all’arrivo di “negri più negri di noi (cit. Uriel)” molte più persone cominciano a considerare con interesse il posto pubblico, logicamente aumenta il numero di persone che tentano di accedere alla PA. Ovviamente quando la massa di chi vorrebbe entrare nella PA comincia a diventare elettoralmente critica quello che capita è che, non potendo accontentare tutti ed essendo il prezzo politico per fare i giochi delle tre carte con i candidati troppo elevato, si torna all’articolo 97 della costituzione ed ai concorsi “seri”. Ciò avviene anche per tre motivi: il primo è la diffusione delle schede a lettura ottica e dei test, che rende abbastanza difficile il barare, il secondo le norme sulla trasparenza amministrativa e sulla possibilità per il singolo di accedere agli atti e verificare che siano a norma, e il terzo è il numero di partecipanti ad un concorso. Se al concorso per geometra partecipano tre persone, è facile gabbarne due. Se partecipano tremila difficilmente riesci a gabbarne duemilanovecentonovantanove.

Nei concorsi pubblici che ho via via tentato, ne feci alcuni alle superiori per entrare sotto le armi, ho notato che man mano che il tempo passava diventavano sempre più seri e le commissioni avevano sempre meno spazi di manovra, diciamo che mentre prima era facile trasformare un diciotto strascicato in un trenta e lode adesso puoi trasformare un diciotto strascicato in un ventuno alquanto generoso o un ventisette pieno in un trenta, ma non puoi più trasformare diciotto in trenta. Oramai son rimaste solo alcune sacche in cui si possono fare questi giochetti.

Tutto questo per dire che mentre il dipendente vecchio spesso è entrato per accozzi politici, sposa la logica dello scambio di favori e, coccolato a morte dal sindacato, è convinto che l’anzianità sia l’unico titolo per far carriera e la mitica esperienza sia tutto, e per questo cerca di stroncare chiunque possa metterlo, lato competenze, in ombra; il nuovo, che invece è entrato passando da concorsi abbastanza seri, spesso senza dover chiedere niente a nessuno ma andando avanti in assalti all’arma bianca contando solo sulle proprie forze è alieno alla logica dello scambio di favori o meglio, non avendo bisogno di un sindacato che copra tutte le sue magagne, considera il sindacalista come una taxi(3), lo usa se va dove interessa a lui, altrimenti lo manda al diavolo.

E questa differenza di mentalità, fra chi è vissuto nella bambagia sindacale  facendo il valletto di corte a Kaitain e chi invece s’è divertito nelle foreste di Salusa Secundus o nei deserti di Arrakis, si nota… E i secondi, lentamente e dolorosamente stanno iniziando a venire fuori, hanno dalla loro la competenza e l’età; man mano che passa il tempo i vecchietti vanno via e rimangono i ggggiovani… e anche la PA lentamente cambia…

(1) L’ente dava un incarico ad una cooperativa di servizi per svolgere qualche compito di supporto, come ad esempio il caricamento dati in sistemi meccanografici, poi la cooperativa veniva assorbita dall’ente e i dipendenti passati in ruolo.

(2) Ovviamente i dipendenti a diretto contatto con i politici o nella manica di qualche sindacalista avevano lauti stipendi.

(3) Uso i partiti allo stesso modo di come uso i taxi: salgo, pago la corsa, scendo. [Enrico Mattei]

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4 pensieri su “scontro generazionale nella pubblica amministrazione

  1. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Mi è piaciuto questo passaggio:
    “il nuovo (dipendente pubblico ndr), che invece è entrato passando da concorsi abbastanza seri, spesso senza dover chiedere niente a nessuno ma andando avanti in assalti all’arma bianca contando solo sulle proprie forze è alieno alla logica dello scambio di favori o meglio, non avendo bisogno di un sindacato che copra tutte le sue magagne, considera il sindacalista come una taxi(3), lo usa se va dove interessa a lui, altrimenti lo manda al diavolo.”
    Ecco nella pubblica amministrazione ci sono le persone di volontà buona e di competenze buone ed utili.
    Forza! Siamo con voi!
    Lottate contro il demone dell’ignoranza, combattete gli ottusi burocrati arroccati al timbro di ceralacca che garantisce loro il magnifico stipendio di giada e lapislazzuli facendo un beneamato nulla!
    Forza!

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    • Ovvio. I sindacati proteggevano chi era già forte e facevano finta di non vedere cococo, cocopro e le loro uso distorto nel pubblico impiego e nei privati. Facevano figli e figliastri. Logico che quando i figliastri si son legittimati, non per grazia dei sindacati ma grazie alla loro forza, hanno “ringraziato” per il trattamento avuto.

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  2. Non ho mai avuto il piacere di ricevere una busta paga, ed il mondo della PA lo conosco solo da lontano e come (ahimè) utente. A quanto esposto,aggiungerei anche che il carico di lavoro che grava sui pochi efficienti impiegati é direttamente proporzionale al numero dei nullafacenti. Questo equilibrio regge solo in virtù della capacità dei dirigenti, quando questa viene a mancare volano gli stracci (metaforici) o le bastonate (reali).

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