Sulla disoccupazione giovanile

In un salotto buono hanno segnalato questo articolo: http://nuvola.corriere.it/2014/10/14/job-meeting-i-curricula-finiscono-nel-cestino/

Articolo che, più di molti piagnistei spiega bene i motivi di certa disoccupazione giovanile, disoccupazione causata non dal malvagio gombloddo delle multinazionali e del NWO ma da una serie di balle a scopo pubblicitario raccontate da scuole ed università per vendere alcuni stantii prodotti e, a voler essere buoni, ingenuità da parte degli studenti.

Mi chiamo R. ho 29 anni e sono una neolaureata in scienze Pedagogiche a Napoli, città in cui sono nata e cresciuta. Oggi, come altri 10 mila (se non di più) laureandi, neolaureati e diplomati, mi sono recata al Job meeting a Napoli, manifestazione promossa da aziende di vari settori per dare la possibilità ai giovani di accedere a stage, orientamenti e ad anche ad ipotetici posti di lavoro.

Partiamo dall’inizio neolaureata di 29 anni, se la laurea è un classico 3+2 significa che, visto che ci si diploma a 19 anni e il corso dura 5 R. ha minimo 4 anni di fuoricorso, e già il presentarsi con almeno 4 anni di fuoricorso non è una buona presentazione.

(…)Per prima cosa, essendosi svolto alla facoltà di Ingegneria, per potervi prendere parte, era necessario registrarsi al sito; una volta inserita la facoltà di appartenenza, se laureati o laureandi, o diplomati, si riceveva una mail di conferma con un voucher con tanto di numero di identificazione personale. Questa serie di accortezze, mi hanno spinto a pensare che chiamandosi JOB MEETING, fossero prese in considerazione tutte le aree di interesse del mondo lavorativo.
Invece ci siamo ritrovate davanti esclusivamente ad aziende che richiedevano profili professionali ben precisi, o lauree che nulla avevano a che vedere con la mia (e quella di tanti altri come me, specificamente nel settore umanistico). C’è stata una grande delusione, non che mi aspettassi di trovare lavoro e firmare un contratto, naturalmente, ma speravo semplicemente di essere considerata, di sapere che il mio foglio di carta per qualcuno abbia un valore. Invece niente.

Comincia il piagnisteo, certo, se l’università avesse presentato una lista di aziende che avrebbero partecipato insieme ad una indicazione di massima dei profili cercati non sarebbe stato male, almeno se qualcuno non vedeva che il suo profilo non interessava non sarebbe andato direttamente. Da notare la frase ma speravo semplicemente di essere considerata, di sapere che il mio foglio di carta per qualcuno abbia un valore, traduzione: siccome io ho il titolo allora tutto il mondo deve considerarlo e il mero possesso del titolo mi da diritto ipso facto ad un posto, possibilmente nella scuola, pubblica, sotto casa.

Come si fa a non dare valore alla formazione dell’uomo? Se siamo dove siamo è perché siamo stati formati, se ci stiamo evolvendo in questo paese, per quale ragione la mia figura professionale,che potrebbe aiutare tanto, soprattutto in questi ultimi periodi, non ha la rilevanza che merita? Perché come me altri, nel settore umanistico, studiano anni e non vengono riconosciuti loro i meriti di anni di sacrifici?

E qui il piagnisteo è completo: nessuno nega che i laureati in materie umanistiche non facciano sacrifici, nessuno nega il valore intrinseco delle loro figure professionali, semplicemente a fronte di una domanda di 100 posti per umanisti ci sono 100.000 potenziali candidati. E questo, per la banale legge della domanda e dell’offerta fa crollare quasi a zero il valore commerciale della tua laurea. Ah, io di queste cose non ne avevo parlato con il docente di ragioneria o di economia aziendale, più banalmente con il docente di storia e filosofia quando avevamo affrontato gli argomenti della rivoluzione industriale in storia e la nascita dell’economia classica studiando la filosofia di Adam Smith in filosofia. STUDIANDOLA IN FILOSOFIA, trovo stupefacente che un umanista abbia simili lacune in filosofia e non sia capace di capire neanche i ragionamenti più semplici di Smith.
Poi ci sarebbe anche un ragionamento meramente matematico, se ho 100 posti e 100.000 candidati significa che per vincere un posto nella migliore delle ipotesi dovrò essere migliore di almeno altri 999 candidati, in realtà se fosse un unico concorsone dovrei essere più bravo di 99.900(1) persone. Talvolta capire i numeri può essere utile.

Questo evento si è rilevato non solo una grande perdita di tempo, ma anche una grande delusione, e non di certo perché le persone si aspettassero che gli stand regalassero contratti, ma perché la metà di chi ha preso parte, sperava di avere la rilevanza che il proprio titolo di studio merita. E invece i nostri pezzi di carta finiranno così, come l’immagine che vedete in apertura, che racchiude in sé il senso di questa giornata (in apertura c’è la foto di un cestino della carta zeppo di CV “non interessanti” nda).

Welcome in the real world. Hai visto la rilevanza che il mondo da al tuo titolo di studio.

Interessanti anche alcuni commenti, molti picchiano sul bagno di realtà e spiegano, talvolta in maniera cinica, come funziona il mondo.

La gente che studia materie umanistiche e poi vien giù dal pero perchè non trova lavoro io non la capisco. Ma in che mondo siete vissuti? Tralasciamo il fatto di esser neolaureati a 29 anni dato che non viene detto il perchè anche se in ogni caso ci starebbe qualche appunto.
Fatevela qualche domanda ogni tanto. Siamo in un periodo storico in cui non ci si può permettere se non in rari casi di campare coi sogni… e da parecchio ormai.

Interessante il confronto fra questi due commenti

Cosa dovrebbero farti fare con una laurea in Pedagogia?
Insegnare ad ingeneri come si progetta?? oppure come di porta avanti la revisione di un bilancio?
Guarda che se hai oltre 25 anni (10 anni per laurearsi??) e una laurea del genere non puoi farti grandi illusioni!! prova con i concorsi statali. Auguri.

***

Vergognoso in primis che dei curriculum siano stati gettati in quel modo, una mancanza di rispetto assoluta per i giovani che hanno partecipato ed inoltre che modo è di rimanere CV con dati personali in quel modo?roba da denuncia. In secondo invece a tutti i cinici che rispondono a questa ragazza che la sua Laurea è inutile perchè oggi serve altro alle aziende, e quel pezzo di carta appartiene al passato ed ad un epoca “parassitaria”; ma voi dove siete cresesciuti? chi avevate come professore di scuola Einstein? cari signori abbiamo visto dove ci sta conducendo la società del liberismo e del capitalismo (che in Italia poi sono utopie), perchè i ricchi fanno i grandi con i soldi dello stato ed invece una ragazza che ha studiato ed ha il sacrosanto diritto di avere le proprie ambizioni sarebbe parassita? VERGOGNATEVI VOI!
Come dicevo abbiamo visto dove ci sta portando QUESTA società, al baratro, dal dopoguerra agli anni 70 l’Italia ha avuto un economia di tipo Keynesiano e la gente stava bene, la classe media era cresciuta così come il benessere generale; oggi che andiamo da oltre 20 anni nella direzione in cui tutto ciò che è pubblico è male, l’economia è implosa, la classe media si è assottigliata e…. lo vedete tutti come stiamo.

Deve pensare mamma stato ad accontentare tutti e far trovare a tutti i posti di lavoro. Peccato che adesso la competizione nei concorsi sia estrema e i vecchi sistemi di assunzione, clientelare, o i maxi concorsi farlocchi siano, almeno da un paio di anni a queste parte finiti nella maggior parte dello stivale. Qualche sacca permane ma oramai è satura a morte.

Qualcuno spiega a R. come gira il mondo

A 29 anni laureata (in quale università poi?) in scienze pedagogiche puoi andar bene come commesse in un negozio se va bene. Mi scuso per la franchezza. Saresti già in ritardo se ti fossi laureata in ingegneria, medicina, architettura, e/o fisica. Mi auguro che tu sia arrivata al traguardo con estremo sacrificio magari lavorando…..

***

si . cari ragazzi, scusate se vi chiamo in questo modo , ma molta saggezza traspare dai molti commenti.
in una nave è più facile trovare lavoro come marinaio, piuttosto che come agricoltore ; in italia gli ingegneri, gli idraulici, ciò che richiede il mercato hanno possibilità di vivere , che possibilità vuoi che abbiano milioni di pedagogisti, in una scuola che chiamare inflazionata è assai riduttivo.
no, non è questo il modo di cercare lavoro. quando ci si iscrive ad una facoltà inflazionata da decenni ,non ci si può poi tanto lamentare se non si trova lavoro. è una missione che spinge, come il voto le suore, verso la pedagogia ? ottimo ; c’è l’africa che ha , credo , bisogno , chissà. noi, noi no . e la rabbia dei disillusi dovrebbe andare verso chi li ha illusi ( vedi pci pd eccecc ,ad esempio ) . verso chi mai ha pensato di aiutarli a scegliere cosa studiare per avere un futuro. (…)

***

Ma quando ti sei iscritta alla succitata facoltà, lo sapevi che avresti avuto scarse possibilità di impiego. Se invece non lo sapevi sei stata mal consigliata, ma non credo a quest’ultima possibilità. Si preferisce scegliere gli orientamenti più affini ai propri ideali ed alle proprie inclinazioni senza riflettere concretamente sul proprio futuro occupazionale.Certi errori peseranno per tutta la vita.

***

Aridaje con questa pedagogia. Guarda cara R. che non è che le “aziende richiedevano lauree che nulla avevano a che vedere con la tua”. E’ la tua laurea che non ha niente a che vedere con quello che richiedono le aziende. Sembra la stessa cosa, ma non è così.

***

Sintetizzo alcuni commenti: ragazzi, prima di iscrivervi all’università, invece di seguire i vostri sogni chiedetevi quale preparazione universitaria è spendibile sul mercato. Dopo aver risposto alla domanda, frequentate pure il corso dei vostri desideri, delle vostre attitudini, dei vostri sogni, preparandovi a soffrire o a praticare un piano B. Esiste una legge di mercato, che è, ahimè, ineludibile.

***

Conclusione: il post mostra in maniera impietosa una certa mentalità: io ciò o’titolo e quindi ciò diritto al posto pubblico e la colpa se ciò non avviene è sempre di tutti gli altri non delle mie scelte, non di aver scelto una facoltà inflazionata, non di essermi intestardita a laurearmi con almeno 4 anni di ritardo sul piano di studi ufficiale, di voler trovare uno sbocco lavorativo in mercati oramai saturi… I commenti invece di essere per la maggior parte commiserazione e piagnisteo invece cercano di far capire come gira in realtà il mondo, forse è segno che anche in italia il piagnisteo fine a se stesso forse sta finendo.

(1) un’amica, umanista, protestava contro la potentissima lobby degli informatici perché a cagliari i sissini specializzati in informatica sono entrati in ruolo quasi subito mentre quelli di filosofia erano ancora in attesa. Non aveva considerato che le graduatorie di informatica erano praticamente vuote mentre quelle di storia e filosofia ancora zeppe.

 

 

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10 pensieri su “Sulla disoccupazione giovanile

  1. meno male che qualcuno ha avuto il “coraggio” di risponderle… Lo stesso articolo su fb avrebbe incontrato tanti favori invece, “la kasta ci sta uccidendo”, e così via…
    Si sta creando questa sacca di disadattati, e forse è un bene, perché in un certo modo si stanno isolando da soli: scrivendo quelle caxxate la gente che legge sa chi ha di fronte, e ne prende la distanza. A chi si lamenta dei social network: grazie ad essi le persone sono diventate più aperte, stupidamente più aperte, e si rivelano per quello che sono; con facebook ho rivalutato tante delle mie amicizie, e la mia “cerchia sociale” ne ha tratto numerosi giovamenti.

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  2. Altre perle dai commenti:

    “Pazzesco, sono basito. Aziende che cercano persone che gli servono. Cattivoni.”

    “è triste vedere come tra giovani con gli stessi problemi non solidarizzate ma inveite l’uno contro l’altro, come nemici, che tristezza…………..”

    “Ripeto se volete essere filosofi….. Poi prendetela con filosofia.”

    Propongo un numero chiuso flessibile.
    Ogni anno un numero di persone prefissato (in base alle previsioni del mercato) si iscrive a ogni percorso di studi. Per queste persone ci saranno opportunità serie di lavoro una volta finito (in tempo o ragionevolmente fuori corso) il percorso di studi.
    Gli altri non avranno garanzie, ma dovranno sapere che una ditta sarà (per un certo numero di anni) obbligata a pescare da chi era dentro il numero chiuso, salvo manifesta incapacità di tutti quelli che erano dentro al numero chiuso, o mancanza degli stessi.

    Bello? Probabilmente no, ma forse avremo meno iscritti a scienza delle merendine che starnazzano che il loro titolo di studio non vale nulla…

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    • Era, a grandi linee, la stessa idea alla base delle S.S.I.S, scuole di specializzazione per l’insegnamento cui ho parlato precedentemente. E son fallite perché le università non volevano perdere iscritti anche se i predetti iscritti lo erano in corsi davano titoli che, a voler essere buoni, davano possibilità di lavoro molto aleatorie.
      Immagino oggi quanto dolore possa causare la chiusura di molti corsi di laurea in scienze della fuffa teoretica dal punto di vista gender.
      Purtroppo lo scopo primario delle università è preservare i feudi e i posti di chi già vi lavora.

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      • Purtroppo tutto quello che è statale ha il solo scopo di mantenere chi ci lavora e quelli che ce l’ha messi. Non c’è un ufficio, biblioteca, ambulatorio che abbia orari in funzione dell’utenza, ogni volta che si parla di riforme in settori dello stato ci si deve preoccupare di chi occupa scrivanie, non del servizio da erogare e così, ormai, non si riesce nemmeno a concepire che il servizio non è dare lavoro come si pretende addirittura dai privati.

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