scientocrazia, il mio punto di vista.

“Piano, piano,” disse Guglielmo. “Non so perché, ma non ho mai visto una
macchina che, perfetta nella descrizione dei filosofi, poi sia perfetta nel suo
funzionamento meccanico. Mentre la roncola di un contadino, che nessun filosofo ha
mai descritto, funziona come si deve…
[Il nome della rosa]

Qui rispondo al mentitore riguardo ai suoi pensieri sulla società scientocratica. Posso dirli che sogni di società illuminate guidate da saggi risalgono addirittura ai tempi di Platone, e son stati uno dei capisaldi dell’illuminismo. E già il vedere le degenerazioni che l’illuminismo ha avuto quanto ha cercato di attuare politicamente tutte le sue idee dovrebbero ispirare un poco di cautela sulla “scientocrazia”. Dei punti che cita, sono abbastanza d’accordo sui primi due.  Anche se ci sono delle chiose da fare.

La scienza minaccia la democrazia, la libertà e i diritti dell’uomo. FALSO
Forse queste persone si sono scordate il ruolo che ha avuto la scienza nello sviluppo della società moderna, civile e democratica. La scienza è stata alla base proprio della rivoluzione democratica. Gli illuministi erano scienziati, molti scienziati si trovarono direttamente coinvolti nelle rivoluzioni che portarono alla nascita dei diritti umani, ancora prima dell’Illuminismo. La scienza per poter operare richiede libertà, e produce benefici sociali: le società più libere erano in grado di portare avanti meglio i processi scientifici, che a loro volta ricompensavano la società con conoscenze, benessere e potere.
La scienza è antiautoritaria, si autocorregge, è potente nell’azione trasformatrice della natura ed è un’attività sociale. Scienza e democrazia (quella vera, si intende) condividono: tolleranza, scetticismo, rifiuto dell’autorità, rispetto dei fatti, libertà di comunicazione e libertà di accesso ai risultati. Ciliegina sulla torta, i paesi che investono più in ricerca scientifica di base sono quelli che promuovono l’autodeterminazione e il pluralismo morale, in soldoni quelli più democratici; nella lista troviamo: Svezia, Finlandia, Giappone, USA, Svizzera, Germania, Australia.

Sostanzialmente condivisibile ma c’è da ricordare che anche gli scienziati sono uomini e le cronache non sono avide di calci sotto il banco che si son tirati vicendevolmente illustri scienziati. Come ad esempio Newton e Leibnitz riguardo al calcolo differenziale o gli scontri sull’interpretazione dei risultati della fisica quantistica. Uno può tranquillamente essere un insigne fisico e un gran puttaniere, un grande matematico e un bigotto da disgustare persino adinolfi, un esperto di informatica e un amante della bomba atomica tanto quanto il dottor stranamore.

Spetta al Diritto stabilire cosa è scienza e cosa no. FALSO
E qui siamo proprio in tema, anche con l’apertura del pezzo. Può accadere, ed in Italia questo è accaduto più volte, che un giudice disponga che ad un paziente venga somministrata una terapia non controllata per sicurezza ed efficacia, per il quale non vi siano prove che non sia dannoso, e che cura una specifica malattia. La Cura Di Bella o il Metodo Stamina sono esempi lampanti. Ancora, può capitare che un giudice disponga un risarcimento ad una famiglia, perché il figlio è diventato autistico dopo la vaccinazione. Tutti conoscono ormai la storia del farabutto di nome Wakefield, perché i giudici no? Eppure, scienza e diritto dovrebbero parlare la stessa lingua: quella delle prove…

è un punto dolente. Nell’ambito scientifico hai la misura che dovrebbe essere oggettiva e che si può contestare solo se si dimostra che ci son stati errori nel misurare; errori dovuti o a procedimenti errati o a strumenti inadatti. Altrimenti la misura è quella ed è incontestabile.

Nell’ambito giuridico non esistendo un “giustometro” rimane al giudice stabilire quanto sia giusta una tesi od una azione. E siccome un giudice non è uno strumento di misura il rischio che vengano prese cantonate è alto.

(…)Non appena le conoscenze scientifiche sono maturate e prendono piede anche in campo biologico e medico, il metodo scientifico è subito acquisito dalle scienze giuridiche per migliorare l’efficienza e la qualità delle investigazioni giudiziarie.

Le analogie tra scienze naturali e scienze giuridiche terminano nel momento in cui si guarda agli scopi. Anche se i giudici vanno alla ricerca della verità, le dispute giudiziarie vanno risolte in tempi definiti (ere geologiche in Italia…) e le decisioni sono prese da “inesperti”, che comminano condanne e assoluzioni in risposta ad aspettative sociali. Ed è qui che insorgono i problemi…
Le “libertà” che si prendono i giudici sono dovute essenzialmente alle aspettative sociali, fondate su valori. Per limitare che i giudici si prendano queste “libertà”, la legge deve essere in grado di proteggere l’imparzialità, il carattere obiettivo e la funzionalità del dato scientifico, rispetto alle pressioni e alle aspettative culturali, con il rischio di seguire derive emotive (sento puzza di bruciato…).

http://www.earmi.it/varie/scienze%20forensi.html, fa riflettere e incazzare.

La scienza non genera valori, è eticamente indifferente, e deve farsi guidare dalla filosofia, dalla politica e dalla religione. FALSO

(…) Scienza ed etica hanno scopi diversi e devono procedere usando metodi diversi. L’etica serve quando c’è disaccordo normativo, mentre la scienza produce descrizioni eticamente neutrali. Questo significa che non c’è una scienza etica, e neanche una etica scientifica, ossia che i dati sperimentali sono neutrali e non si dovrebbe barare sostenendo senza alcun fondamento che gli OGM sono dannosi, che le staminali embrionali umane sono inutili o che chi è in stato vegetativo ha una vita mentale. Si può giudicare non etica, una scelta, secondo i propri valori, ma diffondere false informazioni, per far prevalere con l’inganno la propria morale, danneggia la convivenza civile e democratica.
Una comprensione scientifica obiettiva di un problema che risulta eticamente controverso dovrebbe essere preliminare e ci si dovrebbe guardare bene dal falsificare la scienza per finalità moralistiche.

Tutto vero, è giusto che il problema etico debba essere trattato nella maniera più oggettiva possibile evitando i richiami all’emotività e che le informazioni debbano essere date complete e pulite. Ma parimenti vero che arrivata alle informazioni complete e pulite la scienza si ferma e rimane solo la filosofia come strumento per trattare il problema.

Prendiamo ad esempio l’aborto, tanto per parlare di un problema scientificamente ben conosciuto ed eticamente abbastanza spinoso. Noi conosciamo quando si forma il sistema nervoso del feto e come si svolge la gravidanza. Eppure la domanda se sia giusto o meno abortire rimane una domanda alla quale la scienza non sa rispondere.

La scienza è uno strumento, il metro ti più dire quanto sia lungo un bastone, la bilancia quanto pesa ma non esiste alcuna misura che possa dirti se il suo uso sia giusto o sbagliato.

Chiariamoci l’usare menzogne scientifiche per sostenere una tesi, ad esempio che gli OGM facciano male o che la SA sia inutile è un comportamento alquanto scorretto, ma parimenti scorretto è credere che se si hanno tutte le informazioni su una vicenda e queste sono scientificamente corrette si può decidere, in maniera scientifica, il comportamento giusto, vedi l’esempio precedente sull’aborto.

Alla fine la scientocrazia sarebbe un governo di persone assennate che sanno distinguere i fatti dalle opinioni, ma questo pur essendo alquanto diffuso fra gli scienziati non è uno loro caratteristica esclusiva, anzi la storia tramanda storie di scienziati per quanto brillanti noti anche per bizzarrie o idee non proprio ortodosse. Gli scienziati sono uomini non sono divinità.

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2 pensieri su “scientocrazia, il mio punto di vista.

  1. Mi sono perso nella lettura del tuo link al sito earmi.it; davvero molto interessante, l’ho girato subito alla mia ragazza, futura (si spera) magistrato.

    Comunque, anche io in generale condivido le tue perplessità, forse tendo semplicemente a dargli minor peso: conscio del fatto che il sistema perfetto non può esistere, e mettendo a confronto il “sistema scienza” con gli altri sistemi, il primo vince sempre a mani basse.
    Vorrei comunque fare delle precisazioni:

    – Newton e Leibnitz: quello che dici è vero, ma risale ad un epoca dove la scienza non era un sistema organizzato di conoscenze condivise, ovvero era agli albori. La scienza era una disciplina elitaria, segreta oserei dire, ed ogni scienziato, frequentemente legato anche ad altre dottrine quali quelle alchemiche e massoniche, conservava e nascondeva con avarizia le sue scoperte. Newton infatti era un alchimista ed un massone. Non era per nulla una persona simpatica ed affabile; fu praticamente “obbligato” a pubblicare le sue scoperte sul calcolo differenziale solo per rivendicarne la paternità nei confronti di Leibniz, tipo molto più “alla mano”. Alla fine pare che entrambi fossero arrivati alle stesse conclusioni, più o meno contemporaneamente (Newton prima, ma tenne i suoi risultati in un cassetto; pubblicò le sue scoperte dopo Leibniz, che ci arrivò con qualche anno di ritardo, ma pubblicò subito).

    – “Uno può tranquillamente essere un insigne fisico e un gran puttaniere, un grande matematico e un bigotto da disgustare persino adinolfi, un esperto di informatica e un amante della bomba atomica tanto quanto il dottor stranamore.”

    Vero, ma tendenzialmente gli scienziati, vuoi per natura, vuoi per cultura, sono persone meno inclini a commettere crimini rispetto a tutte le altre categorie. Ad ogni modo qui non si sta mettendo in discussione la tempra morale degli scienziati, ma quello che gli scienziati producono.

    – “Tutto vero, è giusto che il problema etico debba essere trattato nella maniera più oggettiva possibile evitando i richiami all’emotività e che le informazioni debbano essere date complete e pulite. Ma parimenti vero che arrivata alle informazioni complete e pulite la scienza si ferma e rimane solo la filosofia come strumento per trattare il problema.”

    Certo, alcune norme di base servono: un po’ come le istruzioni nel bios del computer. Puoi avere gli algoritmi migliori del mondo, ma da qualche assunto di partenza bisogna pur sempre partire (spero che la metafora sia chiara).
    Tu sostieni che queste norme di base debbano venire dalla filosofia.
    Io sostengo invece che la filosofia, nella storia, abbia fatto il 99% delle volte solo danni.
    La maggior parte delle leggi che guidano il comportamento umano, per lo meno quelle essenziali, sono “leggi naturali”, frutto dei tentativi evoluzionistici della specie Homo nella suo filogenesi. Perché è sbagliato uccidere? Perché tendiamo alla monogamia? Com’è nata l’economia? Perché siamo onnivori e cuociamo i nostri cibi?
    Sono tutte domande cui è possibile rispondere ripercorrendo l’albero filogenetico dell’uomo.
    Solo molto recentemente l’uomo ha cominciato a mettere per iscritto leggi e norme. Ed è stato fortunato, perché la maggior parte delle norme erano già “dentro di esso”. Ora la modernità, le nuove scoperte scientifiche, portano l’uomo a porsi altre domande, a cui però si tenta di rispondere usando l’etica e le norme, ancora prima che queste nuove realtà vengano “testate” nella vita….

    (questo “pippone” per introdurre il punto successivo)

    – “Prendiamo ad esempio l’aborto, tanto per parlare di un problema scientificamente ben conosciuto ed eticamente abbastanza spinoso. Noi conosciamo quando si forma il sistema nervoso del feto e come si svolge la gravidanza. Eppure la domanda se sia giusto o meno abortire rimane una domanda alla quale la scienza non sa rispondere.”

    Per onestà intellettuale, tu dovresti già saperlo, ne abbiamo già discusso, io sono abbastanza contrario all’aborto: contrario nel senso che se dovesse capitare una gravidanza inaspettata alla mia compagna, propenderei a tenere il futuro bambino.
    Ma questa è una mia personale, unica e soggettiva, visione della vita. Come non vorrei che qualcuno mi obbligasse ad abortire, non obbligherei neanche qualcun a tenere un figlio che non vuole/non può mantenere/qualsiasi altra motivazione personale.
    La libertà dell’individuo viene prima di tutto.
    E questa non è una scelta “etica”. Osservando le varie popolazioni, quelle dove gli individui sono più liberi sono quelle economicamente più prospere, dove la gente è più felice ecc.
    Utilizzando una metodologia scientifica posso ricavare il dato che “la libertà individuale è fondamentale”.
    La scienza non è valida solo per la sua produzione di conoscenze, ma anche da un punto di vista metodologico.

    . . .

    – “Alla fine la scientocrazia sarebbe un governo di persone assennate che sanno distinguere i fatti dalle opinioni, ma questo pur essendo alquanto diffuso fra gli scienziati non è uno loro caratteristica esclusiva, anzi la storia tramanda storie di scienziati per quanto brillanti noti anche per bizzarrie o idee non proprio ortodosse. Gli scienziati sono uomini non sono divinità.”

    Quando intendo scientocrazia non intendo una società guidata da scienziati, ma una società che usa il metodo scientifico per prendere le decisioni. Puoi essere anche un giardiniere e approcciarti alla vita con metodo scientifico. E si, alcuni, molti scienziati nella loro vita personale non sono poi così metodici. Come ci sono i buoni scienziati e quelli cattivi.

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    • il metodo scientifico è ottimo per prendere decisioni scientifiche. Fallisce quando si parla di prendere decisioni etiche visto che un eticometro ancora non esiste. E’ etica la schiavitù? e sulla base di quale misura lo si stabilisce?
      Il vantaggio della scienza è che ha consapevolezza dei suoi limiti.

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