doppio facepalm con avvitamento carpiato…

stavolta il Maestro “più meglio del mondo” prende una cantonata abbastanza grossa.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/23/discriminazione-i-neri-sono-quelli-bruciati-parola-di-libro-delle-vacanze/1129942/

Pagina 24 del libro delle vacanze. Chiariamoci subito: stiamo parlando di un mito e di una leggenda. Titolo: la creazione. Autore: Barnes.

“Al tempo della creazione Dio pensò che gli sarebbe piaciuto creare gli essere umani. Così prese un bel po’ di farina e acqua e li impastò insieme a formare dei piccoli uomini. Li mise a cuocere nel forno ma, sfortunatamente, fu distratto da qualcos’altro e se ne dimenticò. Quando li tirò fuori dal forno erano tutti bruciati e fu così che furono creati i neri”.

Non so se un racconto di questo tipo può essere definito razzista. Forse si tratta di discriminazione. Sicuramente non mi sembra un brano da inserire in un libro delle vacanze. Che può pensare un bambino? I neri sono quelli bruciati, andati a male, sbagliati e i bianchi sono quelli ben riusciti? In ogni cultura c’è un pregiudizio innato, purtroppo, verso le altre culture. Un pregiudizio dovuto alla paura dell’altro.

Quando sono stato in Mozambico, nel 1995, i bambini africani al mio passaggio urlavano “Mucugna mucugna“. Non capivo cosa significasse. Padre Forner, missionario della Consolata, che mi accompagna in quel viaggio mi spiegò: “Significa biancastro. Noi li chiamiamo negri, loro ci definiscono biancastri”. Far leggere un testo di quel genere a dei bambini, senza alcuna mediazione, può solo creare dei pregiudizi, delle etichette. Ancor più se il resto del brano proposto da questo libro che è stato distribuito durante le vacanze prosegue in questo modo:

“Allora impastò dell’altra farina con dell’altra acqua e di nuovo mise tutti gli omini nel forno.Ma stavolta era un po’ preoccupato che non gli bruciassero di nuovo, così finì per tirarli fuori in anticipo. E questi diventarono bianchi. Quando riprovò per la terza volta, tanto per essere sicuro di non sbagliare i tempi di cottura, creò prima il tempo e l’orologio. E infatti, quando tolse gli omini dal forno, erano cotti al punto giusto, appena appena bruniti. E questi erano gli zingari”.

I neri son quelli bruciati. I bianchi quelli cotti al punto giusto. Gli zingari sono quelli bruniti. Credo che sarebbe opportuno parlare ai ragazzi in un altro modo di bianchi, neri e rom. O forse, per richiamare alla memoria Einstein, far capire che la razza è una: umana! Credo che sarebbe opportuno a scuola eliminare la parola “zingaro” e parlare finalmente di “rom”, di popolo rom.

Un brano di questo tipo non può essere propinato a dei bambini dai 6 ai 10 anni. Spesso i libri delle vacanze non sono letti dai maestri ma “somministrati” come medicine per un periodo, per ”esercitarsi”. Forse sarebbe meglio qualche libro delle vacanze in meno e qualche buona lettura in più. Magari scelta dagli insegnanti con dovizia.

Prima chiosa: i bianchi sono tali perché vennero tirati fuori dal forno prima (poco cotti) mentre i cotti al punto giusto sono gli zingari. Nel testo in grassetto è scritto chiaramente: i bianchi sono malriusciti, quelli riusciti bene sono gli zingari. Se uno che non riesce a leggere e comprendere un testo per bambini delle elementari ci sarebbe da chiedersi come abbia  fatto a prendersi la licenza media.

Seconda chiosa: la storia, come si trova cercando su bigG è una fiaba degli zingari della nuova zelanda, quindi i razzisti se proprio si vuole cercare il razzismo, i razzisti sarebbero gli zingari neozelandesi. E già questo può causare qualche cortocircuito a chi vede sempre ed in ogni caso solo le colpe dell’uomo bianco.

la-creazione

Terza chiosa: la leggenda in realtà è, come spesso capita, una rielaborazione di una leggenda preesistente, nello specifico dei nativi americani

DISCUSSIONE: Manitù
L’UOMO PIÙ BELLO
Racconta una leggenda dei pellerossa che la Terra, appena creata, era molto bella con i monti, le
valli, i fiumi, i mari: mancava solo qualcuno che l’abitasse.
Una bella mattina, Manitù (che è il Dio adorato dai Pellerossa) pensò di fabbricare l’uomo.
Prese un po’ d’argilla e fece un bel pupazzo poi accese un gran fuoco e vi mise dentro a cuocere il
pupazzo.
Ma quel giorno faceva caldo, molto caldo, e Manitù aveva un po’ di sonno: si addormetò e si
dimenticò di svegliarsi in tempo.
Quando finalmente si svegliò, sentì un forte odore di bruciaticcio.
Ahimé, il pupazzo era stracotto, nero come il carbone.
– Sarà la razza nera!- esclamò Manitù che, evidentemente, non voleva buttar via il pupazzo al quale
aveva tanto lavorato. E così fu.
Il giorno dopo Manitù pensò di fare un pupazzo più bello e di cuocerlo con maggiore attenzione. Ma,
per paura di bruciarlo, mise poca legna nel forno e lo levò troppo presto. Altro disastro. Il pupazzo
era mal cotto come qualche volta il pane del fornaio, e appariva tutto pallido, bianco bianco.
-Sarà la razza bianca!- disse. E così fu.
il giorno dopo Manitù non si diede per vinto e fece un altro pupazzo.
– Perché non si bruci lo ungerò tutto, così cuocerà a puntino.
Ma anche questo sistema andò male.
Manitù era cuoco inesperto (era soltanto il terzo uomo che cuoceva!!!): mise troppo olio e e, quando
tirò fuori il pupazzo, questo aveva un colore giallastro simile al limone.
– Sarà la razza gialla!- disse senza perdersi di coraggio. Appiccicò un codino al pupazzo e ne fece un
cinese.
Ormai Manitù aveva acquistato esperenza. Fatto un quarto pupazzo, sapeva come cuocerlo. Mise
legna in quantità sufficiente, diede ogni tanto qualche sbirciatina all’interno del forno e tirò fuori il
pupazzo cotto alla perfezione, d’un bel color rame, magnifico.
-Ecco la razza rossa!- esclamò soddisfatto.
I pellerossa sono infatti gli uomini più belli del mondo. Almeno così dicono i pellerossa che mi hanno
raccontato questa storiella.
(M. Tibaldi Chiesa, Le storie più belle, Juvenilia)

qui i neri, i bianchi e i gialli sono sbagliati mentre i giusti sono i pellerossa (gli uomini più belli del mondo). Anche i nativi americani sono razzisti? altro cortocircuito per gli apostoli del politically correct che credono che il malvagio sia sempre l’uomo bianco mentre il non bianco sia, ipso facto, buono.

Quarta chiosa: il termine “negro” in italiano non aveva alcun senso spregiativo, basti pensare alla canzone “i watussi “di Vianello; quindi il “noi li chiamiamo negri” forse è solo un tentativo di lanciarsi nelle solite, ipocrite, autocritiche fatte tanto per far vedere quanto si è bravi e politically correct.

Quinta e ultima chiosa: se la scuola deve opporsi alla dilagante ignoranza ed insegnare alle prossime generazioni a capire ed usare il raziocinio per opporsi all’instupidimento televisivo, qui abbiamo un infiltrato del “grande fratello”…

triple-facepalm-picard-812[1]

 

stampa in PDF dell’articolo:     Discriminazione_ I neri sono quelli bruciati

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