sull’aborto, un punto di vista da obiettore.

riporto un commento ricevuto in una discussione ove si è, per caso, parlato di bioetica.

recentemente ho avuto modo di parlare con ginecologi sull’obiezione di coscienza. credevo fosse una mossa tutto strumentale. ne è uscito in realta quel ginepraio etico di cui dicevo sopra. il medico per deontologia, al di la di sensibilita personali e contesti giuridici in cui si viene a trovare, si impegna a proteggere la vita e lenire le sofferenze. in caso di donna incinta, al giorno 1, o al 9 mese ti trovi di fronte a 2 vite. hanno gli stessi diritti, per primo alla vita? (non so rispondere). se la prosecuzione della gravidanza pone la madre a rischiare la sua vita, un calcolo di probabilita mi puo porre a privilegiare quella gia sviluppata (mamma) rispetto a quella ancora incerta (nascituro). ma in caso contrario, cioè che il liberarsi del figlio sia un sistema per sbarazzarsi di problemi futuri, perche io, che ho fatto il giuramento di cui sopra, devo privilegiare la comodita di quest’ultima al diritto fondamentale di un soggetto, di cui la madre puo totalmente disinteressarsi dopo il parto? a che eta gestazionale un embrione/feto diventa portatore di diritti, primo alla vita? (non so rispondere) sono rimasta molto colpita da questi ragionamenti.
poi ribadisco, nella pratica sociale, piuttosto che una donna si metta in mano alle mammane, è meglio che lo stato metta a disposizione degli strumenti in sicurezza, ma dal punto di vista puramente etico non è una questione cosi limpida e univoca.
da:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/11/riforma-della-giustizia-responsabilita-civile-dei-magistrati-e-ignoranza/1117661/#comment-1591167436

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4 pensieri su “sull’aborto, un punto di vista da obiettore.

  1. É in una certa misura la tesi che sostengo io.
    Ovviamente la donna ha tutti i diritti di un essere umano, il probabile nascituro no: se non per motivi biologici ed etici almeno per evitare paradossi legali.
    Ad oggi -ma forse mi sbaglio- l’aborto non è più quella necessità per liberare le donne dalle tirannie familiari o del marito -situazione reale nell’Italia degli anni 50-70: bambine fatte sposare a 15 anni ecc. soprattutto al sud.
    La possibilità di dare la bambina o il bambino in affido è una realtà attuale invece, certo andrebbe forse rivisto tutto il sistema affido/adozioni. Ci sono i profilattici, c’è la pillola… C’è coscienza del “problema” e ci sono decine di soluzioni differenti che si adattano un po’ a tutte le esigenze.
    Ma al di la di tutto, il punto è: perché una persona libera dovrebbe compromettere la sua integrità morale? É lo Stato che deve trovare il modo affinché la donna possa abortire, non è che uno siccome è medico è obbligato.
    Personalmente ritengo la vita la cosa più importante, e preservarla e migliorarla la massima “vocazione”.
    Non mi sentirei nemmeno di “vietare” a chi vuole di farlo: ognuno sceglie per se, finché non fa danni agli altri.
    Io sono per le libertà di scelta: ma come la donna può scegliere di abortire, il medico può scegliere di rifiutarsi.

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    • Sarebbe bello se la libertà di scelta del medico non si riflettesse sulla paziente,però nella realtà la paziente è la madre e il medico opponendosi rifiuta la paziente.
      Vuoi che dica che il bambino è una vita e un diritto fin dal concepimento? per me è così!questo non vuol dire che fuggo di fronte alla realtà mettendomi su di un piedistallo-siete voi gli assassini!!!-
      una società imperfetta,perchè composta da individui imperfetti,può solo mediare,non mi sembra il divieto avesse eliminato il problema,e l’obiezione di coscienza lo sta riproponendo nei modi e nei numeri come se la legge 194 nn ci fosse.
      Il medico che sceglie l’obiezione sta a tutti gli effetti dando un giudizio etico sulla sua paziente,pesante in prospettiva,oltretutto salvaguardare la propria integrità morale delegando un ente impersonale il problema, a me pare poco integro moralmente,però devo dire che la scelta a me difficilmente capiterà quindi il mio giudizio vale poco!

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      • Quanto non mi piace il termine mediare…
        Comunque, diciamo che un profilattico a monte eviterebbe tutta questa catena di scelte che si riflettono le une su quelle degli altri e così via.
        Che il medico dia un giudizio etico sulla paziente perché rifiuta di praticare l’aborto mi sembra un bel triplo salto con avvitamento… Ci sono scelte più o meno etiche, che rientrano comunque nella legalità. Non siamo tutti dei buoni samaritani che puntano alla perfezione. Conosco tantissime persone che si comportano meglio di me, ma la cosa non mi pesa proprio. Se mi pesasse significherebbe forse che sto sentendo la mia coda di paglia bruciare… E allora sotto sotto anche tu ritieni quel fatto sbagliato.
        Ma tu, come sostieni nel commento, sei contrario all’aborto, quindi è ovvio che mettendoti nei panni della ragazza che va ad abortire ti sentiresti un po’ in colpa e “accuseresti” un no da parte del medico come giudizio morale.
        Prima viene la persona, poi le istituzioni: non è la persona a delegare un ente affinché si esegua una certa cosa, ma è l’ente a delegare una persona a far un suddetta cosa, sempre che la persona sia favorevole. È lo Stato che deve garantire i diritti ai suoi cittadini, e per farlo non può prevaricare il diritto di altri cittadini.
        Una soluzione? Una nuova categoria professionale, non medica, specializzata un aborti. Uno per ospedale.

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