Diritto alle proprie idee…

Stavo leggendo un articolo interessante sul fatto. Brevemente una università americana ha deciso di troncare i rapporti con un docente a causa di alcuni tweet particolarmente “accesi” pubblicati dal docente riguardo al conflitto israeliano palestinese, decisione presa anche a seguito della minaccia, da parte di alcuni finanziatori, di tirarsi indietro nel caso il docente continuasse ad insegnare.

Le questioni messe sul piatto dall’autore dell’articolo sono essenzialmente due:

  • Se sia giusto che una università possa basare le sue decisioni non solo sul CV o sul comportamento al lavoro del docente ma anche su ciò che compie nella sua vita privata.
  • Se sia giusto da parte dei privati vincolare le loro donazioni a richieste “particolari” e se sia opportuno un finanziamento esclusivamente pubblico e incondizionato dell’istruzione.

La domanda cui è più facile rispondere è la seconda, teoricamente non sarebbe giusto però è anche vero che non essendo i privati obbligati a finanziare possono tranquillamente ritirare i loro finanziamenti. Alla fine la questione per il privato si riduce a: “sono maggiori i vantaggi che ottengo finanziando oppure se non finanzio?”. Si tratta di un comportamento poco corretto ma non è illegale.

La prima invece è la più controversa in quanto è uno scontro fra due libertà; da una parte c’è il diritto per una persona di poter manifestare liberamente il suo pensiero, sempre che non commetta reati come ingiuria, apologia di reato ed altri. E dall’altro c’è il diritto di un ente o azienda a non venire messa in imbarazzo venendo associata alle tesi della persona.

Il problema che sorge tutte le volte che c’è un conflitto fra diritti diversi è stabilire dove finisce il primo ed inizia il secondo; da una parte c’è il rischio che le aziende possano comprimere, nel codice di comportamento aziendale, importanti libertà garantite dalla costituzione ma dall’altra è parimenti vero che un comportamento “dissonante con gli scopi o con l’immagine dell’azienda o dell’ente” possa causare seri danni economici, basti pensare alla campagna che ha fatto seguito alle incaute parole di Barilla sui protagonisti della pubblicità dei suoi prodotti o le vicende che hanno portato alle repentine dimissioni di Brendan Eich.

È vero che un amministratore dovrebbe identificarsi con l’azienda e che comportamenti che sono tollerabili in un dipendente di basso profilo non lo sono per chi invece occupa posizioni apicali, ma è parimenti vero che il diritto alla libertà di espressione non differenzia affatto fra “spugnetta per francobolli umana” e “megadirettore galattico“.

Conclusione: qualsiasi soluzione sarà sempre un compromesso fra il diritto di dire ciò che si vuole e il dovere di tenere un comportamento consono al proprio ruolo all’interno dell’azienda o dell’ente. Quello che comunque mi è dispiaciuto è che molti ondeggiano fra il diritto a straparlare anche a sproposito e il dovere di sposare certe tesi a seconda della convenienza del momento e della simpatia/antipatia delle tesi espresse. Gente che lodava la messa alla porta di Eich difende a spada tratta il diritto di Salaita di tifare apertamente.

Ed è questo il triste: il piegar la convinzione alla convenienza.

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2 pensieri su “Diritto alle proprie idee…

  1. Un bel dilemma. Io vorrei gridare ai quattro venti che qui c’è gente che ruba lo stipendio e che è incompetente nel lavorare in un ufficio del ventunesimo secolo, ma non lo posso fare. O l’ho già fatto?

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  2. Le idee sono pericolose, tutelarle a prescindere non mi piace. Soprattutto quelle discriminatorie.
    E purtroppo le regole le fa la società in cui so vive. Verità/giustizia e normalità non sempre coincidono purtroppo.

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