Malafede sull’invalsi

Su un blog del fatto quotidiano è stata pubblicata una lettera di un gruppo di docenti di Lodi relativa alle prove invalsi. Lettera che trasuda malafede e che, anche a leggere i commenti, si scopre che molte delle lamentele dei docenti sono infondate e le domande dell’invalsi vengono presentate in maniera maliziosa.

Siamo insegnanti della Scuola Secondaria di Primo Grado di Lodi Vecchio e, con serietà e dedizione, ci impegniamo quotidianamente al compito di docenti consapevoli dell’importanza di tale ruolo sia sul piano delle conoscenze sia su quello educativo e formativo, in questo periodo di passaggio dalla pubertà all’adolescenza. Ognuno di noi, all’interno del proprio Consiglio di Classe, pianifica percorsi e strategie per fare in modo che ogni alunno possa dare il meglio di sé, possa superare incertezze e difficoltà determinate da mille problemi contingenti: chi ha bisogni educativi speciali.

Si programmano quindi, come suggerisce il legislatore, attività personalizzate a seconda delle necessità.

Tenete a mente questo; i BES riguardano le modalità di insegnamento, non riguardano i livelli minimi di apprendimento da raggiungere. Non è previsto da nessuna parte che ad un normodotato sia richiesto il teorema di pitagora mentre un BES deve limitarsi a sapere cosa sia un triangolo.

Tutto questo è sicuramente impegnativo da parte nostra, ma stimolante e gratificante quando si vede nello sguardo dei ragazzi, la soddisfazione di essersi impadroniti di contenuti, di aver superato difficoltà e di aver acquisito fiducia nelle proprie possibilità, sì da aver acquistato autostima.

Per un professore questa è una conquista perché, come accennavamo all’inizio, il nostro ruolo è duplice: didattico e formativo.

A questo punto una domanda sorge spontanea: quanto viene chiesto agli alunni durante gli esami conclusivi della Scuola Secondaria di Primo Grado risponde a questo?

Forse…anzi, sicuramente, no.

Se nel corso dell’anno scolastico abbiamo operato per percorsi personalizzati, come possiamo chiedere loro un lavoro omogeneo all’interno della classe?

Prima domanda retorica maliziosamente posta: i percorsi personalizzati a cosa si riferiscono? a obiettivi didattici diversi per persone minorate dal punto di vista psichico oppure a strategie e ausili alla didattica differenziati, ad esempio uso di audiolibri per persone affette da dislessia. Se il ragazzo deve raggiungere obiettivi diversi da quelli della classe, caso di minorati psichici con programmazione differenziata, le prove sono personalizzate e quindi il problema invalsi non esiste. Se invece il ragazzo deve arrivare, anche seguendo percorsi diversi, gli stessi risultati dei suoi compagni deve sostenere le stesse prove. Con gli ovvi ausili per il suo handicapp ma le prove sono le stesse.

Ciò che ci spinge a scrivere è l’aver notato negli sguardi dei nostri alunni la delusione e lasfiducia.

Noi professori avevamo rappresentato per loro punti di riferimento importanti, strumenti di un riscatto fatto di insuccessi e sconfitte.

Come ci vedevano nel momento della somministrazione della prova Invalsi?

Avevamo tradito ogni loro aspettativa. Fiducia, autostima e considerazione di sé non esistevano più.

Perché, sapevano della terza prova, perché erano così sorpresi? Vedevano cose mai viste? E il programma da svolgere in matematica e italiano è stato svolto tutto?

Come può essere cancellato, come fosse un colpo di spugna, un progetto didattico?

Le prove Invalsi a nostro avviso non rispondono agli obiettivi che la Scuola Secondaria pone.

Questa prova è la quinta delle prove scritte, viene proposta dopo quattro giorni di impegno e applicazione consecutivi.

L’esame segna la conclusione di un ciclo di studi ed è il primo che i ragazzi sono chiamati a sostenere nel loro percorso di studi: li aprirà alla vita in modo positivo, fiduciosi nel prossimo e nei rapporti umani?

Prima o poi un esame si incontra.

Queste domande, questi dubbi…per alcuni versi certezze, ci mettono angoscia e dolore, ma non siamo avviliti; la nostra caparbietà ci porta come vede, a dar voce ai più deboli e a chi, purtroppo, è abituato a soccombere sempre.

Vogliamo invece che i nostri alunni abbiano fiducia in noi, continuino a vederci come coloro che chiedono tanto impegno, ma che permettono loro di raggiungere conquiste e sicurezza in sé, nel prossimo, nella vita.

Siamo convinti che il confronto di idee porti sempre a buoni risultati e noi ci impegneremo per questo: cercheremo di proporre le nostre considerazioni e più persone, a vari livelli.

Concludiamo questo nostro scritto con una domanda: in quale enunciato troviamo un’espressione polirematica?

Questa è la prova plateale della malafede degli autori della lettera. Apparentemente sembra che ci sia una domanda secca: dove troviamo un espressione polirematica?

a)…

b)…

Invece la domanda era leggermente diversa; il testo completo è il seguente:

Domanda 44 
C4. In quale delle seguenti frasi è presente una 
espressione polirematica (cioè un gruppo di più parole con un 
significato unitario: es. fuori stagione, botta e risposta)?

A Quella ragazza ha un viso acqua e sapone
B Per la cena di stasera mancano pane e vino
C Nella fattoria razzolavano liberamente galli e galline
D Sbuccia la frutta con forchetta e coltello!

Domanda che è stata riportata correttamente nei commenti. Il presentare la domanda come se fosse una domanda secca su una figura retorica poco usata serve a presentare l’invalsi come più difficoltoso rispetto al reale ed a mascherare che la domanda non era nozionismo puro ma: fornita una definizione di una figura retorica corredata anche di esempio, lo studente è in grado di riconoscere fra quattro frasi quella che presenta la figura definita nella domanda?
In parole povere: lo studente è in grado di leggere e capire una definizione e di applicarla.

Scriverlo in quel modo avrebbe significato scrivere, esplicitamente, nelle scuole facciamo tanta fuffa spacciata da buonismo ma non insegniamo a capire cosa viene letto, non spieghiamo come ragionare. E, scritto questo, lo spacciare il non far niente come il creare un progetto di vita per i ragazzi lo vedo alquanto arduo…

Non ci siamo sbagliati, era uno delle domande delle prove Invalsi di quest’anno.

Quanti studenti, anche tra i più dotti, avranno avuto idea di ciò che veniva loro chiesto?

Il momento della verifica deve anche dare soddisfazione allo studente, ma se vengono chiesti contenuti che neppure si affrontano a scuola, come è possibile rispondere?

La nostra è una scuola di paese, gli stimoli non sempre sono ben strutturati, ma gli sforzi sono notevoli e gli strumenti a nostra disposizione sono impiegati con criterio. In quale manuale di scuola media troviamo questa figura?”

Risposta: c’era scritto nel testo della domanda, non era una domanda secca su un argomento fatto in classe come poteva essere, ad esempio: “come si chiamava la madre di lucia mondella, la protagonista dei promessi sposi” ma si trattava di leggere una definizione, capirla ed applicarla, occorreva ragionare. In quale manuale di scuola media è spiegato come ragionare e quale sia la logica sottostante della materia? In tutti.

PS

Da notare  che nel web 2.0 alcuni hanno il vizio della verifica delle fonti e le deformazioni maliziose delle notizie o dei fatti vengono scoperte subito o quasi.

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3 pensieri su “Malafede sull’invalsi

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