promuovere per non discriminare?

sul fatto c’è il solito articolo del maestro, precario, che parla di promuovere gli studenti per non farli sentire discriminati e cita, come al solito don milani. La migliore confutazione della sua tesi l’ha inviata l’utente emastro citando un messaggio di Leonardo Serni.

“Oggi abbiamo bisogno non di bocciature ma di risorse, di “promuovere” chi non ce la fa.”

L’autore si puo’ permettere di dire queste cose per via della sua posizione – seduto davanti a un computer.

Perche’ se la sua posizione fosse diversa, che ne so, disteso, con una forte luce bianca negli occhi e una voce vicino a lui che dice qualcosa come “Oh ragazzi, io ad anatomia proprio non ce la facevo, pero’ mi hanno sempre promosso perche’ i miei professori credevano in me e mi volevano incoraggiare, perche’ era giusto che tutti andassero avanti, anche quelli che non sanno leggere… e poi anche l’Ordine dei Medici ha deciso che il mio amor proprio, la mia autostima, il mio diritto a progredire erano piu’ importanti di quattro stupide tavole anatomiche, insomma io non mi ricordo quali sono i reni e quali i polmoni, magari datemi una mano voi se taglio il pezzo sbagliato, OK? Vabbe’, adesso incido, e che Dio ce la mandi buona…”, ecco, secondo me la penserebbe diversamente
[emastro]

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4 pensieri su “promuovere per non discriminare?

  1. quello che mi lascia basito sempre, è come la gente non capisca che la vita (alla quale la scuola dovrebbe preparare) è fatta sì di bei momenti, di vittorie, di soddisfazioni, ma anche fatta di batoste, di sconfitte, di sconfitte senza motivo, di sconfitte “perché sono stato bravo ma non abbastanza”, di sconfitte perché l’altro è stato più fortunato di me.

    Ora come ora, per qualche percorso, la selezione arriva solo nel momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. Tanti laureati¹, tutti con voti altissimi (ma se va male un esame e non sai un casso arriva un 24), che, guardacaso, non trovano lavoro. Non hanno una competenza spendibile, non sanno l’italiano, per loro la matematica è da sfigati, l’informatica è usare word come una macchina da scrivere, non esiste internet fuori da facebook. È la prima vera selezione che viene fatta, e viene fatta a 24-25 anni. Quando ormai è troppo tardi e dovresti cominciare a produrre, ti rendi conto che nessuno ti ha dato i mezzi per competere, e tu,

    Sia ben chiaro, ho conosciuto laureati in scienze delle merendine bravi, acculturati e preparati nel loro campo, ma purtroppo sono mosche bianche, nel mare di fannulloni portati avanti a furia di 6 politici prima e di 30 politici poi.

    Quindi, ben venga la bocciatura, fatta con tutti i sacri crismi, valutando per bene, ma è giusto che chi non si impegna venga fermato. Perché se no, continuerà a succedere quello che sta succedendo adesso, sempre di più: si abbassano i requisiti per farci star dentro tutti. E continueremo a formare greggi di capre, che però hanno la laurea. E le aziende, quella laurea, la ignoreranno (come già, in parte, fanno).

    ¹normalmente in scienze delle merendine (comunicazione, formazione et similia)

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  2. Sottoscrivo.

    Io mi diplomai in un ITI dove solamente un 30% passava le forche caudine del biennio. Volere volare, le regole del gioco erano quelle. Però il vantaggio era che, chi arrivava in fondo, anche con un 42/60, veniva chiamato da qualche azienda, seppur come seconda scelta.

    Adesso? Gente con laurea e dottorato che manco sa che cos’è un puntatore.

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