Prerequisiti…

[comp di pre- e requisito; sec. XVIII] s.m. Qualità, condizione o conoscenza minima di base che si ritiene indispensabile ma non sufficiente per aspirare a un obiettivo, spec. scolastico: verifica dei prepequisiti per l’apprendimento della matematica nella prima media
da wikizionario.

Un concetto che manca a molti studenti italiani (e docenti) a quanto pare è il concetto di prerequisito. Banalmente, se non hai alcune competenze di base in matematica che ti avrebbe dovuto fornire la scuola superiore, sicuramente avrai molte difficoltà ad affrontare lo studio della matematica a livello universitario.

Perché i docenti di matematica danno per scontato che tu quelle basi le abbia, o nel caso non le abbia sia in grado di costruirtele autonomamente, parliamo di università non di scuola media inferiore, e non si mettono a fare ripetizioni sui programmi della scuola media inferiore o superiore, al più possono fare qualche veloce e rapido accenno.

Questo, quando ero pischello neolaureato e lavoravo come tutor all’università, notavo che spesso causava rabbia in alcuni studenti, studenti convinti di essere ancora alle medie e convinti che se non capivano una cosa, per quanto stupida potesse essere: “ln(x*y) = ln(x)+ln(y)” il docente, a lezione, o i tutor alle esercitazioni dovessero fermarsi per spiegargliela e non affrontare il prossimo argomento finché il tizio non l’aveva capita. E sentivo spesso la polemica: “ma questo non lo so, ma siamo andati avanti…”

In quel momento ho capito perché analisi I era uno dei killer più micidiali(1) all’università; per due motivi, il primo è che l’affrontare uno studio della matematica a livello universitario presuppone una maturità di livello universitario ovvero devi essere tu a curarti della tua preparazione, se facendo esercizi ti accorgi di lacune devi essere tu a sgobbare per colmarle. Il docente al più può fornire supporto ma non di certo farti ripetizioni o fermare il programma perché litighi con i logaritmi. Il secondo motivo era che molti studenti arrivavano all’università con paurose lacune nella loro preparazione, persone che avevano difficoltà nel calcolo della potenza del binomio o che pasticciavano con le proprietà delle divisioni e delle potenze.  Ovviamente trovavano insormontabili tutti gli esercizi che non potevano essere risolti con algoritmi puramente meccanici, come esercizi dove per risolvere un integrale bisognava fare una divisione fra polinomi oppure esercizi dove per giungere alla risoluzione dovevi giocare un poco con le proprietà delle potenze o dei logaritmi.

Alla fine il problema dei test universitari (o dei test di preselezione) qual’è ? cercare di selezionare nella massa dei candidati quelli che più probabilmente(2) hanno le migliori conoscenze sui prerequisiti e quindi avrebbero le migliori probabilità di seguire con profitto e di arrivare in fretta e bene alla fine del corso di studi. E questo fa incazzare alquanto tutti quelli che vuoi per un motivo, liceo fatto in “allegria” o per un altro “voti gonfiatissimi rispetto alla reale preparazione” si trovano a confrontarsi con una misurazione oggettiva e uguale per tutti e vengono scartati. Per esperienza quelli del secondo tipo, “voti gonfiati” sono quelli che la prendono peggio; preferiscono continuare a credere di essere bravissimi e vittime di un gombloddo che ammettere di aver avuto cialtroni come docenti negli anni precedenti e di doversi preparare loro per superare quella barriera.

Il test è solo un termometro e pensare di curare la febbre semplicemente lanciando il termometro fuori dalla finestra è solo un comportamento sciocco ed infantile…

 

(1) La cura: “io sono il docente del IV anno e voi siccome siete in quarta dovete conoscere il programma di matematica di I, II e III”; per fortuna mi è stata somministrata al liceo dove al terzo anno, diciamo che alcuni argomenti son stati trattati in maniera superficiale… In quinta son finito a ripetizione per mettermi in pari e fare tutto quanto non fatto in III. E per fortuna si trattava di poche lacune relative ad alcuni argomenti di geometria analitica. Comunque è servito a capire che non serve frignare ma impegnarsi e pedalare se si vuole arrivare al traguardo…

(2) I test non valutano la motivazione, non mirano a scoprire il prossimo nobel per la medicina o il nuovo albert schweitzer, mirano a trovare gente che quando il docente parla di logaritmo capiscano di cosa parla e non pensino ad un particolare ritmo musicale. Una delle fallacie più abusate degli avversari ai test è che i test dovrebbero valutare tutto quello che non è misurabile (come la motivazione, l’empatia, le doti umane) ma non qualcosa di misurabile come: “a quante domande di matematica sei capace di rispondere”.

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6 pensieri su “Prerequisiti…

  1. ieri ho avuto un colloquio con il professore di filosofia e antropologia di mia figlia(io non penso che siano materie inutili quindi nn sono prevenuto) riguardo ad un voto che mia figlia ha avuto,e mi persuado sempre più che questi insegnanti,da voto gonfiato facile(ma anche estremamente soggettivo)risolvano in questo modo una base oggettivamente povera loro a cui pero danno responsabilità al sistema.
    Ora,se io fossi laureato,invece che ammesso alla classe seconda,forse potrei con cognizione di causa evidenziare a mia figlia la realtà senza che passi come una mia impressione,ma ora come ora,questo è,una mia impressione.
    Ho capito da come parlava il suo professore che nn ci sono problemi,nulla di cui preoccuparsi(x lui!) ma quando mia figlia dovra misurarsi con dei test reali come farà?
    Trotta cavallino….ma saranno cinque anni di progressivo impoverimento culturale che si pretende recuperi dopo aver destinato tempo ad un programma cghe definire farlocco è un complimento.
    Il dovere di recuperare cìè tutto,ma la rabbia è ampiamente giustificata.

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    • pragmaticamente, libri di preparazione agli esami per i vari indirizzi ne esistono e si trovano facilmente nelle biblioteche pubbliche, forse a tempo perso le conviene provare a farli e provare a vedere se quanto ne sa della materia corrisponde più o meno a quanto ne dovrebbe sapere per aver ricevuto quel voto.
      Considera che ci sarebbe tutto il tempo per rendersi conto di lacune e nel caso provvedere…

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      • la risposta pragmatica è lapalissiana,per la rabbia?un corso di gestione della stessa affidabile?
        e sentirti rispondere,dal professore,che è tutta colpa della pretesa moderna di misurare tutto?e la mia di rabbia?
        va bene,dai,mia figlia imparerà a lavorare seriamente oppure fallirà,è così che funziona,è cosi che deve andare.

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        • la tua rabbia è giustificata, purtroppo le incazzature fini a se stesse risolvono poco.
          Poi stai tranquillo: molti di quelli che si lamentano “contro il misurare tutto” sono i primi ad andare in piazza a lamentarsi che il loro lavoro è pagato poco…

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  2. Il problema è che direttive ministeriali scriteriate da oltre 20 anni hanno fatto credere agli studenti che il recupero sia un dovere dell’insegnante e non dello studente. Gli insegnanti devono dimostrare di aver fatto tutto il possibile per recuperare l’alunno. Nessuno chiede al ragazzo se ha fatto tutto il possibile. Così all’università rimangono traumatizzati. Stiamo tirando su generazioni di immaturi e irresponsabili.
    Ricordo benissimo i miei primi anni di università (20 anni fa ormai). Siccome venivo dal liceo classico e ritenevo che la mia preparazione non fosse sufficiente, sgobbavo al massimo per recuperare. Per l’esame di fisica 1 feci tutti (dico proprio tutti) gli esercizi del libro e acquistai un testo di esercizi risolti per imparare a risolvere quelli più complessi. Quanti dei ventenni di oggi lo farebbero?

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    • come potrei non darti ragione. Purtroppo a furia di deresponsabilizzare si è cresciuta una generazione di bamboccioni convinti che basti frignare poco poco per venire accontentati…
      La vicenda dei test a medicina è emblematica: gente che si chiede a cosa serva ad un medico la conoscenza della logica, della fisica e della matematica… già il porsi questa domanda sarebbe, a mio avviso, motivo valido per essere rifiutato da tutte le università, compresa quella dove si è laureato il trota…

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