Trattativa stato mafia

Coppa Italia, Fiorentina-Napoli: Genny ‘a carogna dà l’ok. Poi fischi all’inno

La finale è cominciata con 45 minuti di ritardo dopo un lungo tira e molla con i tifosi partenopei che avevano chiesto alla squadra di non giocare in segno di rispetto al sostenitore in fin di vita. Dopo un lancio di petardi (e il ferimento di un vigile del fuoco), il prefetto ha convinto i tifosi (…)

In tribuna, intanto, c’è un lungo conciliabolo tra Giovanni Malagò, presidente del Coni, Giancarlo Abate, presidente della Federcalcio, Maurizio Beretta, presidente della Lega, Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, e persino Matteo Renzi, presidente del Consiglio. Discutono sul da farsi e, soprattutto, aspettano consigli dalle forze dell’ordine, dal prefetto e dal questore. La polizia dirama un comunicato secondo il quale gli episodi avvenuti vicino allo stadio Olimpico, dove sono rimaste ferite tre persone, non sembrano essere collegati “agli scontri tra tifosi, ma avrebbero cause occasionali”. Forse è anche così che il prefetto convince gli ultrà fino all’ok di Genny ‘a carogna che prima scavalca la recinzione, poi invita i suoi alla calma e infine dice sì.  (…)

fonte: http://www.gazzetta.it/Calcio/Coppa-Italia/Fiorentina/03-05-2014/coppa-italia-fiorentina-napoli-genny-a-carogna-da-ok-poi-fischi-inno-80571036113.shtml?rlabs=1&ak=1

Che dire? se si fosse intervenuti in maniera decisa sicuramente ci sarebbero stati i cori contro lo stato fascista e oppressore. Calarsi le brache significa fare come Chamberlain e Daladier con Hitler, dare ufficiosamente il via libera e istigare ad alzare la posta la prossima volta.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che certe frange del tifo organizzato oramai è un gruppo d’assalto di teppaglia e prendere gli opportuni provvedimenti del caso(1), altrimenti lo stato sta cedendo un ennesimo pezzo di sovranità…

(1) « Credo che gli stessi miei avversari mi avrebbero giudicato un pauroso minchione, se li avessi lasciati liberi di gettare nuova esca al fuoco. »
(Memorie di Fiorenzo Bava Beccaris)

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