my 2 cents sulla contestazione a Panebianco.

fonte: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2014/14-gennaio-2014/i-collettivi-contestano-panebianco-vernice-contro-porta-ufficio-2223918215641.shtml#box-community-scrivi

BOLOGNA – Due barattoli di vernice rossa (“come il sangue dei migranti”) rovesciati sulla porta del suo studio, al secondo piano della facoltà di Scienze politiche, a Bologna. E poi la scritta, sempre sulla porta, tracciata con una bomboletta spray: «Panebianco cuore nero». A concludere il trittico di minacce un cartello vergato in stampatello e affisso lì accanto, sul muro: «Le consegniamo noi un foglio di via».

E’ un attacco in stile anni 70, quello subito dal politologo Angelo Panebianco, ordinario di Scienza politica all’Università di Bologna, contestato da una trentina di studenti dei collettivi universitari per un articolo di fondo pubblicato lunedì sul Corriere della Sera, il quotidiano su cui il docente scrive da anni. Nell’articolo, intitolato «Troppe ipocrisie sugli immigrati», il professore suggeriva, tra l’altro, di regolamentare i flussi migratori privilegiando l’arrivo di manodopera specializzata e favorendo «l’immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito di quella proveniente dal mondo islamico» visto che gli immigrati del primo tipo «possono essere integrati più facilmente». «Quanto meno, questo dovrebbe essere un legittimo tema di discussione», concludeva Panebianco. (…)

Parole che gli sono costate una contestazione durissime da parte del collettivo universitario Hobo che ha chiamato a raccolta i propri militanti e quelli di altri gruppi politicizzati nel cortile della facoltà, nella centralissima Strada Maggiore. Il politologo ha cercato di confrontarsi con gli studenti che volantinavano a suon di insulti contro di lui («Panebianco fai schifo») e contro il Corriere della Sera definito una «pericolosa organizzazione criminale come Confindustria». «Via i razzisti dall’università», è stato lo slogan più ripetuto. Il professore si è avvicinato al gruppo di contestatori cercando un dialogo. «Assurdo darmi del razzista …», ha provato a dire. «Non ci interessa nessun confronto», ha continuato a gridare al megafono uno dei manifestanti. «Tu non sei un mio studente, altrimenti non diresti così. Agli studenti il confronto sicuramente interesserà», è stato l’ultimo tentativo del professore. Niente da fare. Un ragazzo ha tentato di mettere al collo del docente un cartello offensivo. Panebianco l’ha lasciato cadere ed è andato via.

«Credo che molti di questi ragazzi neanche abbiano letto il mio articolo, speravo che accettassero di confrontarsi con me», ha detto Panebianco subito dopo. E poi: «Mi hanno dato del fascista e del neoliberale, è meglio che si decidano, difficile essere tutte e due queste cose insieme». «Ci tengo a precisare una cosa – ha proseguito il professore – Ho sentito i ragazzi accusarmi di essere razzista e citare il caso di Lampedusa. Ebbene, il mio articolo non riguardava certo i profughi il cui trattamento non è nella disponibilità del singolo Paese. È un dettaglio che davo per scontato. Mi riferivo invece ai flussi di forza lavoro che tocca agli Stati regolamentare e alla complessità dei rapporti tra culture diverse. Se un Paese accoglie manodopera non qualificata in eccesso, questa contribuisce inevitabilmente a gonfiare i mercati illegali. È innegabile. Se poi dico che ci sono problemi nei rapporti con alcuni gruppi culturali non sono certo razzista. Il problema non è nei rapporti con gli immigrati islamici nel complesso, la maggior parte dei quali magari non frequenta neanche la moschea, il problema è con le minoranze islamiche organizzate che pretendono di parlare a nome di tutti».

Gli studenti, che hanno rifiutato per diverse volte di dialogare con il professore, hanno poi acceso un fumogeno rosso e sono andati in dipartimento continuando a scandire slogan. Dopo il blitz con spray e vernice, si sono avviati in corteo scandendo slogan contro «il barone Panebianco». Tappa finale: piazza Verdi.

Prima cosa: concordo con Mattia che sia gravissimo che tale comportamento sia stato tollerato.

Seconda cosa da notare: ai manifestanti non interessava nessun confronto, interessava solo fare casino ed umiliare Panebianco giocando da fare i patarivoluzionari da salotto. Alla faccia della tanto decantata democrazia e pluralità che dicono di sostenere ogni tre per due.

Terza cosa: questi sono i classici antirazzisti che portano voti, tanti voti, ai partiti razzisti e xenofobi.

Quarta: permettere chiassate simili significa far capire alla gente che basta urlare forte per avere ipso facto ragione. E finché non si persuadono, con le buone o le cattive a tacere, le urla aumenteranno sempre di più.

Ultima ma non meno importante: le università dovrebbero tornare ad essere luoghi di formazione e non asili nido per figli di babbo aspiranti capipopolo.

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