Usare la scuola per diffondere ignoranza

Un popolo ignorante è più facile da governare

Questo slogan trito e ritrito salta fuori ad ogni puntuale protesta del mondo della scuola, studenti, docenti, talvolta genitori, tutte le volte che si parla di riorganizzare, tagliare oppure valutare (l’invalsi figlio del demonio). È una frase vera; l’ignorante lo illudi con due trasmissioni televisive e qualche discorso vacuo infarcito di termini scientifici a supporto di una presunta cura miracolosa, si veda il caso stamina. Il mondo della scuola paradossalmente si è piegato alla richiesta della politica creando un popolo di ignoranti, e peggio di ignoranti irrecuperabili, ignoranti convinti di essere dei grandi dottori, dei nobel, e scandalizzati se qualcosa o qualcuno, fosse anche un freddo computer(1), mette in discussione tale lapalissiana verità. Come ha soddisfatto la richiesta di creare un popolo di ignoranti la scuola? Semplicemente ha preso degli slogan principalmente del ’68, alcuni tutto sommato giusti, e gli ha stravolti affinché gli studenti non solo rimanessero ignoranti ma anzi perdessero consapevolezza della propria ignoranza illudendo loro di essere dei grandi dottori.

Nessuno deve rimanere indietro. invece di interpretarlo come “bisogna fornire agli studenti meno fortunati il supporto affinché abbiano la possibilità di mettersi alla pari” è stato declinato come: “bisogna andare alla velocità del più lento” e pazienza se si saltano parti di programma. Peccato poi che gli esami, reali che poi pone la vita, si basino su tutto il programma e non solo sulla misera parte fatta a lezione. Il brutto è che te ne accorgi dopo che in realtà nessuno è rimasto indietro perché siete tutti indietro. E il resto del mondo è andato avanti.

Diritto al successo formativo. Altro slogan bellissimo ma che invece di venire interpretato come “diamo la possibilità a tutti di formarsi, diversifichiamo l’offerta formativa proponendo il liceo, l’ITS e i corsi professionali” è stato tradotto con un più semplice “diamo otto a tutti”. Questo comportamento accontenta la maggior parte dei ragazzi, tranne forse qualche secchione irrecuperabile che vorrebbe imparare, la maggior parte dei genitori, fa felice il dirigente scolastico perché la scuola non perde alunni e riduce alquanto, ai docenti, le polemiche con i genitori. Generalmente un genitore insoddisfatto perché il pargolo a scuola fa poco non è polemico e violento come qualche altro convinto di avere Einstein come figlio e scandalizzato dal fatto che uno zotico di docente di matematica abbia osato dare un 4 al pupo.  C’è anche da dire che dando otto a tutti i danni, di tale comportamento, verranno rivelati solo quando il pargolo non è più a scuola ma va ad affrontare esami veri ove verrà misurato e valutato, come le preselezioni universitarie o i colloqui di lavoro. 

Sembra che Euclide, alla richiesta di Tolomeo I riguardo ad un modo facile d’apprendere la matematica, avesse risposto “Non c’è una via reale alla geometria”

La cultura deve essere facile. No, deve essere facile l’accesso alla cultura, biblioteche, scuole, libri… l’apprendere è un lavoro che può essere faticoso ma se si vogliono raggiungere risultati bisogna lavorare. Non esistono scorciatoie o vie reali per apprendere le cose, cari studenti, dovete metterci del vostro. Il facilitare l’apprendimento abbassando il livello di difficoltà e contrabbandando per alto livello un livello medio basso significa solo dare alle persone una illusione di competenza. Illusione che quando viene spezzata, ad esempio da una preselezione per l’accesso al corso di laurea in medicina oppure da un ipocrita “le faremo sapere” ai colloqui di lavoro, causa un bel po’ di bruciore nelle parti basse…

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza [A. Gramsci]

La cultura non si misura. Quella invece è una grossa stupidaggine: la cultura non si misura, vero, ma si valutano e si misurano le competenze e le capacità che la cultura ti deve fornire. Si può valutare quanto sei in grado di compiere ragionamenti logici e discernere fra sillogismi corretti ed errati, quanto sia capace di distinguere in un gruppo di quattro parole il sostantivo dagli altri tre verbi(2). La cultura non si può misurare direttamente ma si possono misurare facilmente gli effetti. In termini informatici si potrebbe dire che non si misura il processo ma si misura l’output. Peccato che le persone di cultura si scaglino veementemente contro qualsiasi tentativo di misurare l’output fosse anche quello approssimativo e grossolano dell’invalsi(3).  Da notare che i sindacati della scuola, proprio quando si parla di valutazione, si concentrano sul processo, su quante ore si usano per fare questo o quello ma non si curano della valutazione del risultato del processo, risultato che a vedere i test ocse giustificherebbe una decimazione del corpo docente.  Cioè se il docente sta X ore alla settimana in classe, Y ore alla settimana a casa a correggere i compiti e Z alla settimana ore a lavorare per la scuola(4)   è stato bravissimissimo, anche se i suoi studenti ritengono, senza ombra di dubbio, che: siccome tutti i gatti sono mortali e socrate è morto allora socrate miagola…

Fossi un aristocratico, ma di quelli tosti, quelli che hanno tutto l’interesse che i figli del popolo rimangano ignoranti come capre farei in questo modo:

  1. Chiunque deve avere diritto al successo quindi la scuola deve diventare facile, ad esempio per avere 10 in matematica basterà conoscere le equazioni di primo grado e se quelle sono troppo difficoltose il programma si abbasserà alle tabelline. Per avere la sufficienza basterà saper contare fino a 10.
  2. Niente esami e nessuna valutazione di studenti per evitare loro stress da prestazione e dei docenti perché impossibile, aboliti i voti e fra i diversi ordini di scuola esami facilitati nei quali chiunque possa venire promosso. A 19 anni tutti avranno il titolo garantito, e poi pazienza se firmeranno con una X.
  3. Chissenefrega di materie obsolete e astruse come scienze, latino, matematica. A scuola dovranno essere svolte materie moderne, alla moda o utili nel caso si sia selezionati per il grande fratello come blogghing, ecologia consapevole solidale, ikebana oppure comunicazione attiva. Per avere 10 in informatica sarà sufficiente riuscire a comporre un numero con un cellulare moderno. Per la lode invece è richiesto di riuscire a salvarlo in rubrica.

Tempo 10 anni e si otterrà una generazione di gente che farà sembrare ottusangolo e pierino la peste dei nobel.

(1) Polemiche sul concorsone, polemiche sull’Invalsi, polemiche sulle preselezioni universitarie. In pratica qualsiasi sistema di misurazione, per quanto grossolano possa essere, delle competenze e delle capacità acquisite, abbastanza oggettivo e difficilmente “taroccabile” ha generato infinite polemiche.

(2) Una domanda del concorsone era: dire quale fra le quattro è la parola che non c’entra nulla con le altre tre. E le parole erano leggere, rosticcere, sapere, cuocere.

(3) Per come è strutturato non consente di poter randellare sui denti ne il singolo docente e neppure la scuola…

(4) Ovviamente X+Y+Z >= 168

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