sindacalismo italiano studentesco

Sul FQ è apparso un articolo http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/05/numero-chiuso-va-eliminato-vi-spiego-perche/702112/#disqus_thread

di un membro della Rete della Conoscenza

(…)Rete della Conoscenza, un’associazione che riunisce studenti delle scuole superiori e dell’università e ha la pretesa, nelle sue 100 sedi presenti in tutta Italia, di difendere i nostri diritti e di conquistarne di nuovi.

L’articolo, contro il numero chiuso, è emblematico di un certo modo di intendere il sindacalismo in italia: una lotta per accaparrarsi presunti diritti senza un pensiero ai doveri.

I quattro punti dell’articolo per cui il numero chiuso sarebbe illegale sono, a detta dell’autore:

1) In Italia ci sono troppi laureati, non possiamo più permetterci di far iscrivere chiunque all’università. Falso: l’Italia è uno dei Paesi in Europa con il più basso numero di laureati fra i 25 e i 34 anni. Solo il 19% (al pari di Slovacchia, Romani e Repubblica Ceca), contro una media del 30% nell’Ue, corrispondente alla metà delle cifre del Regno Unito, della Francia e persino della Spagna. L’obiettivo da raggiungere fissato a livello europeo è quello del 40% (più del doppio di quelli attuali) entro il 2020. Vale a dire che, secondo la logica, nei prossimi 7 anni dovremmo sforzarci per promuovere le iscrizioni all’università, che invece sono in forte calo (-58.000 iscritti negli ultimi 10 anni).

Un caso da manuale di uomo di paglia, il problema dell’iscrizione all’università non sono i troppi laureati ma il dimensionamento delle strutture per gli studenti. In un laboratorio da 100 postazioni puoi far lavorare male 130 studenti, con 300 non cavi un ragno dal buco.  I troppi laureati in realtà sono causa del calo degli iscritti, oggi un laureato in filosofia che sbocchi lavorativi realistici può avere?

2) All’università è giusto che vada chi se la “merita”. Falso: la formazione universitaria rientra a pieno titolo fra i diritti fondamentali di ogni cittadino, garantito fra l’altro dalla nostra Costituzione. I diritti, per loro natura, non sono un premio che ognuno deve provare ad ottenere, ma una garanzia che ogni società dovrebbe premurarsi di tutelare. Selezionare, in base a una presunta idea di “merito”, chi può godere di un diritto e chi no, è una prepotenza di cui ci si è arrogati in maniera totalmente illegittima.

L’articolo 34 comma 3 della costituzione è categorico:

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

i capaci e meritevoli, non chiunque. L’iscrizione agli studi superiori non è un diritto ma una possibilità e lo stato non deve aiutare chiunque ma i capaci e i meritevoli.

3) I test sono uno strumento imparziale, chi studia li supera senza problemi. Falso anche questo: pensare che qualche decina di domande e due ore di tempo siano lo strumento per stabilire chi è in grado di studiare una disciplina e chi no è pura follia. Il test premia un tipo di preparazione, nozionistica e meccanica, che è lontana anni luce dal metodo e dai contenuti con cui si viene formati all’interno delle nostre scuole. Non per altro, negli anni sono sorte tantissime aziende e istituti privati che preparano i futuri universitari in vista del test, insegnando più che materie, ragionamenti e connessioni, trucchi e metodi per poter rispondere velocemente a una tipologia pre-impostata di quesiti. I costi di questi corsi sono altissimi e accessibili solo a coloro che hanno la possibilità di investire economicamente nella preparazione ai test d’accesso, alla faccia di qualsiasi discorso sull’equità e sulla mobilità sociale. Non è un caso, fra l’altro, che oggi il numero dei laureati che provengono da famiglie in cui almeno uno dei due genitori è laureato è 7 volte superiore di quello di chi viene da una famiglia a basso livello d’istruzione.

Qui parte la solita sbroccata contro i test. Da notare due cose: la prima è che l’abitudine ad affrontare i test e i trucchi(1) possono aiutare ma solo se conosci bene le materie su cui i test si basano altrimenti i trucchi sono perfettamente inutili. Seconda cosa: dovrebbe essere la scuola superiore ad insegnarti le materie su cui si basa il test; e se la scuola superiore non l’ha fatto o è perché si è sbagliato l’indirizzo di scuola superiore rispetto al proseguo degli studi che si volevano svolgere oppure, cosa non infrequente, i docenti della scuola vuoi per un motivo vuoi per un altro non hanno svolto il programma che avrebbero dovuto svolgere. E si torna sempre al solito punto: la scuola precedente all’università non ha funzionato, qualcosa è andato storto. Solo che a dire che la scuola non ha funzionato bene fai incazzare altri sindacati.

4) Il numero chiuso esiste solo in facoltà particolarmente difficili, perché non tutti sono in grado di studiare materie particolarmente complesse. Falso: il numero chiuso sta progressivamente diventando uno strumento universale di sbarramento all’università. Oggi il 57,3% dei corsi di laurea attivati in Italia prevedono una selezione all’accesso, ben più della metà. Al di là delle facoltà che sono regolate da un sistema di selezione nazionale (L. 264/99, che riguarda le discipline medico-sanitarie, Architettura e Scienze delle Formazione), i singoli atenei possono decidere se attuare o meno dei sistemi di selezione. Complice il durissimo taglio dei fondi pubblici, il blocco del turn-over e l’impossibilità di assumere nuovi docenti, la carenza storica di spazi e infrastrutture, oltre che il famigerato decreto AVA e l’imposizione di ristrettissimi

cinicamente, da studente di corsi ad accesso programmato posso dire che è meglio un pochi ma buoni che tanti e male. Meglio seguire corsi di analisi dove il docente non doveva perdere tempo a spiegare la formula sullo sviluppo del binomio (a+b)^2 = a^2+2ab+b^2 o semplificazioni esoteriche come (a^n)*(b^n)=(a*b)^n. Chi non conosce il programma delle superiori di matematica è meglio che stia a casa.

Da notare comunque che adesso i sindacati studenteschi si stanno muovendo per raccattare nuovi iscritti, e uno dei modi principali è lottare contro il numero chiuso: una battaglia che stuzzica principalmente gli studenti che mirano ad accedere ad una facoltà, ricevere una laurea per anzianità di servizio e successivamente un posto di lavoro in quanto laureati,  colleghi che uno studente coscienzioso e che vorrebbe avere un titolo valido desidererebbe che venisse fatti fuori quanto prima. Non si battono per università competitive, perché agli studenti venga data una preparazione realmente spendibile e si investa in strutture d’eccellenza per la formazione d’eccellenza. E poi ci si chiede come mai si sprofonda.

(1) trucchi che possono essere spiegati in 5”, leggi tutte le domande, se una non ti viene subito saltala e tornaci dopo senza perdere tempo, evita di rispondere in sequenza e lascia le domande più difficili alla fine per evitare di perdere tempo.

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2 pensieri su “sindacalismo italiano studentesco

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