My two cents about Gelmini

Sto seguendo divertito quello che sta capitando nelle scuole, mi riferisco alle varie proteste studentesche e dei professori.

Divertito per diversi motivi: il primo è che studenti e docenti stanno protestando insieme per motivi opposti; gli uni per avere una scuola ed una università migliore senza baronie e manfrine, gli altri per il mantenimento dello status qui, delle baronie e dei giochetti.

Il secondo è che molti protestano per protestare, pochi fra quelli che manifestano sono in grado di dire con precisione, soprattutto nel caso universitario, contro cosa stanno protestando.

Il problema non è che l’università riceve pochi soldi, il problema è che l’università spende male, molto male.

All’affermazione precedente si potrebbe obiettare: “ma invece di tagliare non si potrebbe costringere l’università a spendere meglio ?”

Obiezione, a mio avviso, molto sensata che però porta ad un’altra domanda: “si come ?”.

Considerando anche che rettori e docenti universitari non gradiscono che qualcuno si metta a sindacare su come agiscono, che sono abituati ad essere contemporaneamente controllati e controllori, e a piangere immediatamente in nome di una malintesa libertà di insegnamento e di ricerca.

Temo sarà la solita tempesta in un bicchier d’acqua spacciata per l’ennesima rivoluzione in cui si lotta per cambiare tutto allo scopo di non cambiare niente.

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