Home > opinioni > perché open office non sfonda nelle aziende ?

perché open office non sfonda nelle aziende ?

23/11/2012

Di là su Punto Informatico si dibatteva riguardo alla decisione del ministero degli esteri tedesco di rinunciare al progetto di migrazione della propria infrastruttura informatica da Microsoft Office e Windows a Open Office e Linux.

fonte:http://punto-informatico.it/3653884/PI/News/openoffice-germania-preferisce-software-proprietario.aspx

Questo ha scatenato molti fan boy di linux che si son buttati, senza neppure aver letto l’articolo, a gridare nel forum che la migrazione era fallita per colpa della microsoft che usa un formato doc non standard e della segretaria che se sposti l’iconcina non sa fare niente.

Dimostrando platealmente da una parte la grossa ignoranza di cosa sia un sistema informativo aziendale e secondariamente di non aver letto l’articolo ma solo il titolo e di essersi precipitati a trollare nel forum(1).

Cosa diceva di importante l’articolo ? che la decisione è stata presa perché:

(…) sostanziali lamentele degli utenti a proposito della sua efficacia, della facilità d’uso, della mancanza di integrazione e di un livello di interoperabilità insufficiente

Vediamo i quattro punti uno per uno:

  • efficacia: per svolgere funzioni avanzate spesso OO.org tira il fiato rispetto ad office. OpenCalc è abbastanza indietro rispetto ad Excel ed inoltre in OO.org manca un gestore di piccoli DB come potrebbe essere Access. Openbase è ancora a livello embrionale.
  • facilità d’uso: forse il motivo più farlocco, a livello di usabilità non c’è molta differenza fra l’uno e l’altro.
  • mancanza di integrazione: poter inserire un foglio di calcolo all’interno di un documento può aprire la porta a catastrofi come può velocizzare enormemente il lavoro evitando di fare continui copia&incolla.  Si tratta del solito dilemma fra “sistema potente e pericoloso in mano ad imbranati” vs “sistema sicuro ma castrato”.(2)
  • livello di interoperabilità insufficiente: uno dei problemi di OO.org è che lato programmazione macro non ha la ricchezza di librerie di oggetti e di funzioni che ha a disposizione microsoft office e neppure rende facile la comunicazione e l’interscambio di dati fra applicazioni diverse. Su “COM”, “OLE” “DCOM” se ne son dette di tutti i colori ma consentono di fare meraviglie a livello di integrazioni fra software diversi.

Gli ultimi due punti sono i più importanti, oramai nei sistemi informativi aziendali si cerca sempre di avere la maggiore integrazione possibile fra i software in modo da ridurre al minimo il trasferimento manuale dei dati da un software verso l’altro.  Attività che fra l’altro è foriera di errori e di problemi;  meno errori e meno problemi significa anche meno spese per risolvere errori e problemi.

E sotto quell’aspetto M$ Office è anni luce avanti rispetto a libre office, ha ottime librerie di oggetti che facilitano l’interazione con altri programmi sia microsoft che di terzi ed ha un efficace sistema di programmazione macro, è presente da almeno 20 anni nel mercato e quindi le aziende che hanno programmi che interagiscono con office hanno codice maturo e testato. Cosa essenziale se quei software sono critici per il lavoro dell’azienda o dell’ente pubblico.

Sono questi i motivi che rendono difficoltoso il cambiamento della suite office verso altri prodotti e non il formato del file o l’icona per la segretaria che, si possono essere rognosi, ma son difficoltà che si superano molto facilmente. Mentre la non esistenza di moduli per l’interscambio o il dover riscrivere tutte le macro usate in ufficio possono essere rognosi e costosi.

Uno dei problemi che vengono affrontati molto allegramente dai “open office evangelists” è il problema dei costi, nei dibattiti sul forum di PI ho visto innumerevoli sparate su mirabolanti risparmi che verrebbero effettuati.

Purtroppo le aziende cambiano la licenza non due volte all’anno ma generalmente ogni cinque anni. Il che significa dover dividere per 10 il risparmio delle aziende in licenze(3), inoltre non vengono considerati i costi per la migrazione del sistema informativo e, cosa molto più grave non viene presa in considerazione l’interazione della suite da ufficio con il resto del sistema informativo.

Se ho un sistema documentale che mi consente, grazie all’integrazione con word, di avere un tracciamento delle versioni del documento e di poter lavorarci sopra in maniera collaborativa, allora o il sistema supporta anche oo.org oppure ci son altre due scelte: la prima è trovare qualcosa di equivalente che supporti oo.org (ma a livello di software per aziende grosse c’è poco o nulla) oppure devo farmelo costruire.

Il farsi costruire il software custom potrebbe apparire come una ottima soluzione, peccato che i costi siano, in molti casi, improponibili e si arrivi rapidamente a cifre enormi. Tanto per dare un termine di paragone uno staff formato da un analista programmatore (350 euro a giorno) e tre programmatori (230 euro a giorno a testa) ha un costo mensile di circa 10.000 euro. Basta questo per rendersi conto di che investimento sia richiesto per far sviluppare soluzioni personalizzate e di come lo sviluppo di soluzioni personalizzate sia la soluzione maggiormente antieconomica.

Si potrebbe pensare di ridurre i costi pensando di creare un progetto e costruire una comunità di supporto e sviluppo a quest’ultimo. Anche qui però ci son delle criticità, la prima è che nessuno può assicurarmi che il progetto venga ritenuto interessante dalle persone e che quindi accettino di far parte, gratuitamente, della comunità. Secondariamente c’è anche il bisogno di coordinarla la comunità con gli ovvi costi di coordinamento.

Un altro grande difetto della comunità è che le aziende se devono investire gradiscono avere stime, le più esatte possibile su costi e tempi. Se pagano uno staff possono decidere su quale parte del codice lo staff deve lavorare, assegnare le priorità e nel caso “fare fretta”. Con una comunity tutto questo non puoi farlo. Il capo progetto può decidere di preferire andare in spiaggia che stare a scrivere codice, gli sviluppatori possono tranquillamente lavorare al motore grafico per gli effetti speciali del software di presentazione invece di lavorare alla stampa unione. Quindi l’opzione comunity non è molto affidabile.

Conclusione: il decidere di mettere mano al sistema informativo non è una decisione da prendere a cuor leggero seguendo le mode e facendo stime alquanto approssimate. Il rischio di buttare soldi dalla finestra inseguendo risparmi evanescenti è altissimo. Come in tutte le attività serie serve un robusto lavoro preliminare di analisi e di valutazione costi/benefici, altrimenti il patatrac è dietro l’angolo. E un patatrac capitato da una parte ha anche la logica conseguenza di rendere alquanto diffidenti a seguire la strada che ha portato al patatrac.

(1) Si vabbe’, punto informatico senza troll è una sachertorte senza cioccolata.

(2)Confronta discussioni C++ vs Java o, per i nostalgici, C vs Pascal.

(3)E già un errore di quelle proporzioni nella stima dei risparmi giustificherebbe un licenziamento in tronco per plateale incompetenza.

About these ads
  1. Emanuele
    23/11/2012 alle 2:13 pm

    Sono un programmatore. Ho sempre sostenuto OpenOffice in ogni settore; ci ho scritto la mia tesi di laurea e continuo ad usarlo ogni giorno. Ho fatto parte dei suoi difensori senza se e senza ma. Ma… (appunto) da “grande” ho realizzato quali siano le problematiche nella migrazione e manutenzione del software e come hai ben illustrato, una migrazione non è una passeggiata di salute.

    • 23/11/2012 alle 7:35 pm

      Guarda anche io trovo che OO.org sia, in alcuni aspetti, migliore rispetto ad office. Principalmente open draw e open math, per altri aspetti invece è ancora relativamente indietro rispetto a microsoft office, principalmente access e excel, due software che vengono usati pesantemente dai power user e, grazie all’integrazione e all’interoperabilità con i software, puoi riuscire a facilitare e velocizzare enormemente il lavoro. Basta vedere come funziona lo sviluppo di macro su M$ Office e su OO.org, l’editor di macro e la documentazione lato M$ sono molto migliori rispetto a quelle di OO.org fermo restando che del VBA come linguaggio di programmazione si può dire tutto il male possibile e immaginabile. Tanto per dire una caratteristica abbastanza seccante gli operatori logici non sono cortocircuitati come quelli del C. In C una istruzione come
      if(a != 0 && b/a>0) {
      non da alcun errore a run time, se a è zero b/a non viene valutato, in vba (come era anche in VB6, VB.net ha inserito anche gli operatori cortocircuitati) invece con un istruzione analoga avevi l’eccezione di divisione per zero. E quindi dovevi ricorrere ad if nidificati.

  2. magiupa
    24/11/2012 alle 10:48 pm

    posso darti un parere da fornaio che usa OO.org, e che quindi non ha nessuna conoscenza di programmazione di qualunque livello,ne di interoperabilità…lo uso sostanzialmente perchè non costa nulla e mi permette di aprire i file di word,ed exel che si ostinano ad inviarmi,è gretto lo so ma è reale,le comunità open source dovrebbero cominciare a fare i conti con il reale,siam mica allo stadio qui ;)

    • 25/11/2012 alle 8:54 am

      Per un uso personale va benissimo, semplicemente non è detto che quello che funziona perfettamente a livello personale debba per forza funzionare perfettamente anche a livello aziendale. E questo, purtroppo, l’errore determinante in cui cascano molti fanboy di openoffice e del software libero.

  3. 29/11/2012 alle 11:13 pm

    Per un uso del tipo “macchina da scrivere” va benissimo Open. Che ovviamente ti garantisce la possibilità di aprire i tuoi file anche tra qualche anno, diversamente da certe maliziose applicazioni proprietarie.

    Se poi hai necessità particolari, puoi comprare quello che vuoi: ma bisogna che gli utenti si rendano conto del fatto che una tabella di 10000 righe non è una esigenza particolare, e forse non è funzionale. Gli utenti a cui realmente non basta OO sono ben meno di quanti siano quelli che credono che sia insufficiente al loro lavoro; e ultimamente alcuni fan boy delle licenze da 500 euro stanno rivedendo le proprie scelte. I soldi fan miracoli, anche quando son pochi, nevvero?

  4. 11/06/2014 alle 10:34 am

    Ho dovuto cambiare scheda madre e processore nel pc di casa. Ho deciso quindi di passare a ubuntu per risparmiare qualche soldo…. Ormai sono 6 mesi. Io sono un povero ingegnere meccanico, un po’ di informatica ne so ma caspita! Ogni volte che c’è un aggiornamento ho il terrore che poi il pc non si riaccenda, devo andare in modalità provvisoria, cercare i driver, ecc… Con open Office se si gestiscono un po’ di dati diventa tutto lentissimo. Purtroppo il mondo Linux sembra a primo acchito tutto vada, che tutto sia veloce… Poi lo usi un po’ …. È un continuino problema.

  1. 25/11/2012 alle 1:17 am
I commenti sono chiusi.
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 77 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: